Ebbene si, quest'anno al Salone del Libro di Torino c'ero anche io, in veste di inviata, lettrice, curiosa, vacanziera e altro. Difficile concentrare in poche righe cinque giorni intensi trascorsi non solo dentro il Lingotto ma anche muovendosi fra le strade di una città che ha veramente tantissimo da offrire. Ne è risultato una commistione intossicante di libri, arte, musei, abbazie e panorami spettacolari. Ma andiamo per ordine.
L'ingresso al Salone del libro nel giovedì inaugurale è stato come infilare la testa dentro l'occhio di un ciclone, mi sono dovuta reggere forte.
Tante, tantissime le case editrici che si sono ritagliate il loro pezzettino di gloria agli occhi dei viandanti che si sono avventurati nel rutilante mondo del Salone. Certo, difficile respirare un'aria di crisi all'interno degli stand dei “colossi” ( gruppo Mauri Spagnol, Mondadori, RCS, Feltrinelli) presi d'assalto da avventori di tutte le età. E proprio mentre sto scrivendo, un occhio vola alle somme tirate all'indomani della chiusura della fiera che parlano di un incremento del 20% delle vendite.
Bagno di folla per Roberto Saviano e il suo ZeroZeroZero, mentre nella sala azzurra è stato impossibile
sfondare il muro di persone per assistere alla Lectio Magistralis di Luciano Canfora, filologo, storico e profondo conoscitore della cultura classica. Insomma, un trionfo della cultura e uno schiaffo alla crisi che pare non aver trovato posto nell'evento.
Parola d'ordine: spazio per tutto. Dal digitale, al benessere, dalla piccola editoria ( a cui è stato riservato il padiglione n. 1) al debutto delle giovani realtà editoriali tutte raccolte nel settore L'incubatore, fino ad arrivare ad una delle novità di quest'anno: Casa CookBook dove l'editoria sposa il gusto, un connubio che ultimamente pare soddisfare tutte le aspettative.
Ma fra le manifestazioni, gli eventi, i panel, le tavole rotonde gli incontri fra i professionisti, cosa è serpeggiato? Tanto e di tutto. Il digitale è in ascesa e non è più possibile bistrattarlo spocchiosamente. I lettori assidui, quelli attenti, quelli che non possono fare a meno di leggere, hanno tutti un ereader. Provengono da varie fazioni, amazoniani, sonysti, kobisti nazionalisti, ma sempre avanti guardano. Si è andato addirittura oltre con le parole di Marco Drago, scrittore pubblicato da Feltrinelli e autore radiofonico, che con impeto durante una conferenza sull'editoria nell'era del 2.0 vuole dire basta al feticismo della carta, a suo dire appendice obsoleta di cui bisogna liberarsi. Fenomeno in crescita quello del digitale, ma che deve ancora trovare la sua strada. Più di una persona ha paragonato la rivoluzione digitale che sta attraversando l'editoria a quella stessa che ha squassato la musica qualche anno fa, solo che in questo caso è sui risultati che le opinioni contrastano: qualcuno afferma che la musica con l'era digitale ci abbia guadagnato, altri come ancora Marco Drago, affermano che è auspicabile non finire come la musica di oggi. Chi avrà ragione in un mondo come quello dell'editoria, che a Torino è stato definito tutto una scommessa, soprattutto per quanto riguarda la narrativa? ( qualcuno ha parlato di un 90% di pubblicazioni di narrativa che vengono buttate quale frutto di scommesse andate male).
Bookrepublic, libreria specializzata in ebook, è fautore e sostenitore di un'editoria che parte dal basso, ossia estrapolare potenziali autori e scrittori dai forum e blog tecnici. Mettere su carta competenza tecniche, innalzare la soglia del pubblicabile creando dei testi virtuali dove attingere per ottenere informazioni, meglio se riguardanti digitale e tecnologia, i settori che almeno per Bookrepublic sono quelli che hanno fornito un riscontro soddisfacente. Si è parlato di selfpublishing e di assister publishing per dare un filtro nel mare di autopubblicazioni, anche se su una cosa sono per fortuna tutti d'accordo: il lavoro dell'editore è comunque indispensabile.
Sono volati numeri: il 60% degli ebook in circolazione sono autori esordienti, nel 2013 le vendite digitali hanno prodotto un +17% e qualche audace arriva a pensare che l'anno prossimo la carta verrà superata. 0,15% era la percentuale delle vendite rappresentate dal genere erotico " pre Fifty". Dopo la pubblicazione della trilogia di E. L. James la percentuale di vendita è passata ad ottobre del 2012 al 4,27%.
Joy Terekiev, editor della Mondadori, colei che ha acquisito le Cinquanta Sfumature
Gli editori riconoscono di pretendere tanto perchè le pubblicazioni originali arrivano prive di editing e quindi i traduttori si devono anche cimentare in una sorta di editing preventivo. Caldamente consigliata dagli editor l'unione delle forze da parte dei professionisti, perchè la condivisione arricchisce e fa crescere. A questo proposito è stato rivelato come proprio il capitolo finale di Twilight sia stato tradotto da una task force proprio per ottenere un lavoro degno delle aspettative.
Ma come ho già detto all'inizio, il mio soggiorno a Torino non si è tradotto solo fra i libri del Salone. Ho avuto l'occasione ( e la fortuna) di poter sbirciare una città che non si è tirata indietro nel mostrarmi tutta la sua storia e la sua eleganza. Se decidete di andare al Salone del Libro l'anno prossimo, ricordatevi di fare un salto alla Pinacoteca Agnelli, un piccolo scrigno di preziosi quadri annidato sempre all'interno del Lingotto (all'ingresso vi accoglieranno due statue del Canova e un Canaletto che apre il cuore). Il mio di cuore però, è
rimasto all'interno della Sacra di San Michele, la millenaria abbazia all'imbocco della val di Susa che mi ha conquistato irrimediabilmente nel momento in cui mi si è rivelata maestosa in un cielo plumbeo denso di nubi basse e frastagliate. All'interno delle sue mura si respira un'atmosfera indimenticabile e piena di suggestione.Ho cercato di farmi mancare il meno possibile e quindi ne ho approfittato per salire sulla Mole antonelliana e gustarmi un panorama mozzafiato. Il giorno seguente invece con l'emozione di una bimba sono salita sulla cremagliera che mi ha condotto sul colle di Superga, alla volta della Basilica omonima voluta da Vittorio Amedeo II come ringraziamento alla Vergine a seguito della vittoria sui francesi nel 1706.
La Basilica fu un progetto di quel Filippo Juvara che ha firmato pezzi da novanta dell'architettura barocca di Torino ( la palazzina di caccia di Stupinigi e la reggia di Venaria Reale, solo per citarne alcuni ) e raccoglie pezzi importanti, fra cui nella cripta reale le spoglie di alcuni membri di casa Savoia. Lassù un pezzettino dell'anima di tutti i tifosi del granata è custodito nella lapide sul retro dell'edificio, a ricordo della tragica scomparsa del Grande Torino il 4 maggio del 1949. Tutto ciò conferisce a questo luogo un sapore agrodolce che è davvero difficile dimenticare e che contribuisce a snudare sfumature di una città che merita davvero attenzione e passione, non solo in occasione del Salone Internazionale del libro, ma in ogni mese dell'anno.
Nessun commento:
Posta un commento