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domenica 2 dicembre 2012

l'Anitaverse di Laurell K. Hamilton, quando l'urban fantasy ebbe inizio

by Astasia con la collaborazione di Elnora


 


 Il nostro speciale Fantasy continua accendendo le luci su una saga che riteniamo abbia segnato una tappa importante del genere urban fantasy, ci riferiamo appunto alla serie di Anita Blake scritta da Laurell k. Hamilton. Se è vero che l’urban fantasy non si lega a vincoli temporali, bensì trova nel contesto ambientale la sua caratteristica principale, allora ci sta bene che la città di St. Louis faccia da cornice all’Anitaverse - l’universo di Anita-  che  sicuramente  pensiamo abbia insegnato qualcosa anche alle penne che si sono messe al lavoro dopo la Hamilton. 
Anita non si occupa di amministrazione dalle nove alle cinque, bensì è una Risvegliante che, con tanto di autorizzazione ufficiale, resuscita i morti quando la parola dei defunti è decisiva in tribunale. Ci troviamo in un mondo dove i vampiri sono usciti allo scoperto, vivono e lavorano accanto agli umani  e se qualcuno di loro prova a fare il furbo, Anita è in grado di vestire anche i panni della Sterminatrice dei succhiasangue e ripulire le strade dalle cellule vampiresche impazzite. Per essere inoltre sicura di non annoiarsi,  si permette anche di dare  una mano alla squadra di polizia che maneggia casi di investigazione paranormale.
Anita è la capostipite delle kick-ass heroines, cioè le protagoniste femminili di urban fantasy che non hanno paura di nulla, aggressive e grondanti sarcasmo che non esitano a prendere a calci nel sedere il primo – uomo e mostro che sia- che si azzarda a dire la parola sbagliata. Sono personaggi che se maneggiati con noncuranza generano forte irritazione nel lettore, che si sente di prendere le distanze da tanta ostentazione del super-io.  Il pacchetto tecnico espressivo include anche l'irrinunciabile io narrante, di cui si è già detto in passato. A nostro avviso la riteniamo una tecnica piuttosto limitante, ma è difficile  negare che sia cucita perfettamente addosso a questo personaggio. Anita non chiede aiuto a nessuno e se lo fa, si rivolge ad un personaggio enigmatico e inquietante che si fa chiamare la Morte , l’unico essere vivente per il quale Anita provi un pizzico di timore. Si narra inoltre che il carattere del personaggio di Anita possa aver mutuato qualcosa dalla sua scrittrice e creatrice.
Quando la nostra eroina deve scegliere cosa indossare, è sempre costretta a dare la priorità all’alloggiamento delle armi di cui non può fare a meno, ed è una persona che tendenzialmente prima spara con la sua arma preferita– una Browning HP- poi fa le domande. Quando è messa male può sempre rimediare pugnali con la massima composizione di argento infilati nel polpaccio o nell’avambraccio. Dorme attorniata da pinguini di peluche e ha un unico grande cruccio: la statura.
Raggiunge a fatica i 160 cm.
E se Anita vanta innumerevoli tentativi di imitazione, Jean Claude, il vampiro  che l’affianca sulla scena di questa serie, non ha trovato successori in quanto  unico e inimitabile.
Ci ha provato Jean Claude, il Master di St. Louis,  lo sanno bene le lettrici. Anita rappresentava per lui  una sfida irresistibile: così integerrima, responsabile, razionale, idealista, così intrisa di potere magico. In diversi libri lei gli ha sempre però opposto un secco rifiuto. No al sesso, no alla sua sottomissione in qualità di serva umana, no alla vita eterna  in nome di un attaccamento alla normalità che è quasi un salvagente per questa  donna continuamente alle prese con il sovrannaturale. Un rifiuto però pronunciato sempre più a fatica davanti a quel vampiro dall’indolenza lussuriosa, egocentrico e manipolatore che non ha bisogno di alzare la voce per farsi rispettare, perché  Jean Claude è acciaio rivestito di velluto.  Non è nemmeno sufficiente  il licantropo Richard a regalare  ad Anita l’illusione di una umanità pseudo normale, perché alla fine la normalità non esiste e il confine tra mostro e essere umano è davvero un inganno della razionalità.  In uno dei capitoli più belli della serie, sarà proprio Richard  a spingere inconsapevolmente  Anita fra le braccia di un Jean Claude, che con la pazienza degna del cacciatore in attesa della preda, non aspettava altro. E’ l’epilogo di un conflitto che ritroveremo spesso negli anni a seguire: la lotta fra vampiri e licantropi.
Molti puristi ( le sottoscritte incluse)  hanno divorziato dalla Hamilton con il libro Butterfly. Voci d’oltreoceano affermavano  che da qui in avanti l’Anita dei primi tempi fosse completamente scomparsa per lasciare il posto ad una cacciatrice di vampiri dedita al sesso sfrenato  e a partner multipli, e  pare che  diversi fautori della sua intransigenza e moralità  non abbiano gradito il cambiamento.
Il primo libro della serie venne pubblicato negli USA nel lontanissimo 1993 e arrivò in Italia  dieci anni dopo, seguendo un ordine di pubblicazione un po’ alternativo. A conti fatti stiamo parlando di un personaggio  nato quasi vent’anni fa ma che ancora oggi fa scuola e da cui è stato tratto anche un fumetto. Nato nel 2006, il fumetto riprende fedelmente la storia dei romanzi raccontando in più uscite ogni sinolo volume. La Hamilton ha potere di vita e di morte su queste pubblicazioni, per cui poco o nulla si dovrebbe perdere della storia in questa nuova veste.
Ma l'Anitaverse è un mondo fantasmagorico, pieno di fantasia, di mostri, di sangue e di riti. Ma non solo. Perchè i libri della Hamilton raccontano anche  di un mondo che in questi ultimi tempi è sotto le luci della ribalta,cioè quello del BDSM.
A Jean Claude  in qualità di capo della comunità vampiresche di S. Louis,spetta  l'appellativo di Master e si può fregiare del diritto di avere uno schiavo o una schiava, che beneficia della sua protezione nnonchè di notevoli vantaggi e poteri paranormali. Un rapporto di dominazione  conseziente  che determina un legame decisamente profondo fra Master e slave umano. Nei locali i vampiri indossano un abbigliamento che non sfigurerebbe agli occhi del fetish più esigente. Il discorso poi si potrebbe approfondire se veniamo a parlare di alcuni personaggi della serie, fra cui il mutaforme Nathaniel, un masochista sottomesso compulsivo, incapace di darsi dei limiti. La categoria  più temuta dai dominatori, che si vedono  impossibilitati a capire quando le sessioni sono diventate un pericolo serio per il sottomesso.
Narcissus, uno dei volumi della serie, dà il nome a un club per creature soprannaturali dedite al masochismo e gestito da una mannara switch. Anita nelle prima pagine del libro ne parla  come di un luogo che pullula  di individui cortesi, attenti a non cadere negli eccessi e rispettosi della volontà altrui.
Insomma, quello della Hamilton parrebbe un BDSM  di molto garbo e riguardoso, scritto fra le pagine di un libro pubblicato  nel lontano 2002 , cioè in tempi insospettabili.
Ci permettiamo quindi con una certa libertà di considerare l'Anitaverse un un po' la mamma di tutte le serie urban fantasy che negli ultimi anni hanno invaso le scaffalature delle librerie. Non solo. Ci piace consigliare con entusiasmo questa serie a tutti coloro che non l'hanno provata.

giovedì 29 novembre 2012

Alfonso Zarbo, la passione per il Fantasy

di Hasmina



In occasione del nostro speciale “Fantasy Explorer”, Pinkafé ha il piacere di intervistare Alfonso Zarbo, un giovane dinamico e poliedrico che ha fatto della sua passione per la narrativa fantastica un punto d’incontro delle sue molteplici attività. Autore di racconti e romanzi fantasy, Alfonso lavora infatti nel mondo dell’editoria fin dal 2009, ricoprendo ruoli e mansioni diverse. Collabora con la redazione di Fantasy Magazine, è stato curatore di romanzi, antologie e collane, si occupa di editing per diversi marchi editoriali e lavora come professional blogger della collana Chrysalide, per Mondadori. Dal 2012 è vicepresidente del festival San Giorgio di Mantova Fantasy, in occasione del quale, si è aggiudicato il terzo posto del Premio Letterario Nazionale Cittadella con il suo ultimo romanzo La Via dell’Acciaio (Linee Infinite Edizioni)


Benvenuto Alfonso, è un piacere averti ospite nel nostro blog. Per iniziare, ti va di raccontarci qualcosa di te per presentarti ai nostri lettori?

Il piacere è tutto mio, davvero. Che dire? Ho venticinque anni e, da quattro, mi occupo di editoria, in particolare di narrativa fantastica. Quando le dita non scorrono sulla tastiera, di solito stanno sfogliando un libro, passione che coltivavo già da ragazzino prima di andare a dormire, poi durante le lunghe “avventure” in treno (chi lo usa spesso sa bene quanto imprevedibile possa essere) per andare all'università e ora per buona parte della giornata. Il tempo per le altre passioni è di conseguenza molto poco, ma la musica hard rock e metal, le serie tv e la passione per la Storia confluiscono, un po' come capita per  qualunque autore, in quello che metto sulla carta.


Scrittore, collaboratore di redazione, curatore, organizzatore di eventi culturali, editor... ogni sfumatura della tua carriera professionale ruota attorno al fantasy. Come nasce questa passione?

Mi viene da sorridere a quanto impensabile (e azzardato) possa essere stato il mio percorso professionale. Ancora oggi chiedono alla mia fidanzata di che mi occupo e lei non trova le parole per rispondere.
La passione per il fantasy e l'avventura, però, è nata già da bambino: indiani e soldatini al posto delle micro machines, spade di legno invece di un pallone da calcio e tante, tante ore alla tv in compagnia di Hercules, Xena e Dragonheart. Ancora non conoscevo il significato del fantasy, ma i miei genitori sapevano che ovunque ci fossero lame scintillanti, quella cosa avrebbe fatto al caso mio.


Quando non scrivi, cosa ti piace leggere? Ci sono degli autori in particolare che ti hanno ispirato?

Soprattutto romanzi fantasy e storici. I miei “mentori” sono Robert E. Howard (Solomon Kane, Bran Mak Morn, Conan il barbaro), Conn Iggulden (serie di romanzi storici su Gengis Khan e su Giulio Cesare), Bernard Cornwell (Saga dei sassoni), Alan D. Altieri (nel campo del fantasy, Magdeburg), Wolfgang Hohlbein (Nell’abisso) e i poemi epici.
Immancabili, maestri del calibro di Arthur Conan Doyle, George R.R. Martin e Andrzej Sapkowski.
Non molto tempo fa sono rimasto sorpreso da Mark Lawrence (Il principe dei fulmini, Newton Compton), impreziosito dall'abilità del traduttore Leonardo Leonardi. Ora sto leggendo Inkearth di Cornelia Funke.


Nel panorama letterario del fantasy, ci sono dei titoli che, secondo il tuo giudizio, sono da considerarsi dei “must” e che dovrebbero essere letti da coloro che desiderano avvicinarsi a questo genere?

Che piaccia o non piaccia, Il signore degli anelli rientra nei classici da leggere. Ma ne esistono molti altri, e bisognerebbe rimboccarsi le maniche e dare la caccia ad autori e testi del passato, dalla Chanson De Roland e Beowulf al Castello dei destini incrociati di Italo Calvino. Io sono un amante del fantasy epico e non posso fare a meno di Robert Ervin Howard, ma se amate l'urban fantasy vi suggerisco i romanzi della trilogia (poi ampliata) dei Guardiani della notte del russo Sergej Luk'janenko.


Come nasce un romanzo fantasy? Esistono regole che uno scrittore fantasy deve seguire?

La stesura di un romanzo fantasy non è differente da quella di qualsiasi opera di genere narrativo. L'importante è seguire gli stessi presupposti logici che regolano la vita comune. Per dirla in modo semplice, non possiamo generare una palla di fuoco dal palmo della mano se il mondo in cui è ambientato il romanzo non prevede l'utilizzo della magia. Fornite sempre una spiegazione logica, qualunque cosa scriviate.


Tra i tuoi lavori spicca la saga di “Ivengral”, per il momento composta da due romanzi, “Ivengral” e “La via dell’acciaio”. Vorresti presentarci quest’opera?

La saga di Ivengral è un'opera fantasy di “vecchio stampo” nella quale ho cercato di riunire le atmosfere dei sottogeneri più avventurosi, dal dark fantasy allo sword & sorcery e all'epica-cavalleresca. L'obiettivo che mi sono prefissato con La via dell'acciaio (Linee Infinite Edizioni, maggio 2012) è stato puntare al massimo verso uno stile personale, legato più alla narrativa storico-avventurosa che alla cosmologia del Signore degli anelli.
Il primo volume (2010) racconta la storia di Aradras e Uldaric, un elfo delle tenebre e un cavaliere nero. Due personaggi apparentemente malvagi, perché nella vita hanno conosciuto soltanto la legge del più forte, ossia del nuovo impero in espansione. Ma quando l’intero mondo in cui vivono si ritorce loro contro, non resta che lasciarsi morire oppure allearsi con lo schieramento nemico. Scelgono di combattere. Non è situazione semplice, perché non solo perdono ogni legame con il proprio mondo d'origine, ma devono chiedere aiuto ai rivoltosi del fronte opposto, i quali da sempre vedono elfi delle tenebre e cavalieri neri come acerrimi nemici. L'unica possibilità di unire i protagonisti con quelli che diventeranno presto i loro alleati sarà l'elemento dietro al quale si cela il titolo della saga: Ivengral.
La Via dell’Acciaio è ambientato a Nisroc, la sola città abbastanza grande situata tra l'isola di Sakaras dove si concludono le vicende del primo volume e le Montagne Infuocate che descriverò nel terzo. Proprio perché posizionata in un punto strategico, Nisroc è piena di soldati e mercenari al soldo dell'Hexenmaister, il demone che ha dato via alla guerra tra i due fronti e ha trasformato il regno degli uomini in un impero. Aradras, Uldaric e gli elfi della luce che li accompagnano cercheranno di penetrare nella città senza farsi riconoscere, ma prima di riunirsi Uldaric verrà attirato dalle grida di una ragazza in fuga e si troverà catapultato in una lotta dove dovrà sfoderare ancora una volta Unrein, la spada bastarda illustrata sul fronte di copertina e dietro alla quale si nasconde un frammento molto, molto importante del suo passato.


Nel tuo ultimo racconto “Paranormal Death”, scritto per l’antologia “Uno sguardo verso il cielo” (Linee Infinite Edizioni), ti sei cimentato per la prima volta nel paranormal romance. Come hai trovato l’esperienza? Cosa ne pensi di questo genere molto quotato soprattutto tra il pubblico femminile?

Diciamo solo che Paranormal Death non è proprio quello che ci si aspetta da un fan di Twilight. Sentencia, la protagonista del racconto, ha una visione tutta sua dell'amore per le cose che brillano...


Qual è la situazione attuale del fantasy italiano? Qualche considerazione sull'editoria italiana nei confronti del fantasy?

Il fantasy italiano è in continuo sviluppo. Non quanto quello straniero, certo, ma sono in molti a darsi da fare: penso alla collana Chrysalide di Mondadori, con Licia Troisi, Francesco Falconi, Dorotea De Spirito e Leonardo Patrignani, e agli scrittori con meno visibilità ma tanto, tanto talento e spirito di iniziativa, tra i quali Fabiana Redivo, Luca Tarenzi, Giuseppe Pasquali, Paola Boni, Thomas Mazzantini e moltissimi altri.
L'editoria italiana ha ottimi rapporti con il fantasy: pensate ai già citati George R.R. Martin e Andrzej Sapkowski, alla Rowling e a Suzanne Collins. Forse, però, sarebbe necessario guardare meno al fenomeno commerciale e approfondire la conoscenza degli scrittori italiani. Ma affinché avvenga anche noi dobbiamo piantarla con la lagna dello scrittore incompreso e proporre qualcosa di nuovo.


Cosa consiglieresti a quegli scrittori, o aspiranti scrittori, che vorrebbero cimentarsi nel genere?

Sarò banale, ma leggete tanto. Puntate su una lettura intensa però, che miri a strappare di dosso gli elementi secondari della narrazione per mettere a nudo lo scheletro della struttura. Studiate le virgole, i periodi, la caratterizzazione dei personaggi, i dialoghi, le figure retoriche e la vena poetica che si nasconde anche dietro alla prosa del testo. Il compito dello scrittore consiste anche in questo.


A cosa stai lavorando ultimamente? Hai voglia di svelarci qualche progetto futuro?
Grazie per essere stato qui su Pinkafé.

Grazie a voi per avermi accolto. Attualmente sto lavorando a un ciclo di romanzi, racconti e fumetti intitolato Ivory & Blood, che ha come protagonista un cacciatore di draghi in cerca della redenzione. Il romanzo e i racconti saranno disponibili nel 2013 su Amazon, mentre i fumetti – a opera di Mattia Zoanni (Mytico!, Corriere della Sera) – potranno essere scaricati gratuitamente dal sito http://ivoryandblood.blogspot.it/
Per tutto il resto, vi rimando al mio sito ufficiale: http://alfonsozarbowriter.blogspot.it/

lunedì 26 novembre 2012

Fantasy Explorer nel mondo del cinema, seconda parte

di Hasmina

Una parte importante del cinema fantastico è rappresentato dal filone epico. Quell’insieme di storie ambientate in mondi immaginari sapientemente costruiti che raccontano l’eterna lotta tra il bene e il male, dove l’eroe più improbabile, spesso ingenuo e inoffensivo, si ritrova suo malgrado coinvolto scoprendo di essere l’unico a poter sconfiggere il nemico.

L’opera di John Ronald Tolkien, Il Signore degli Anelli, ambientata nell’immaginaria Terra di Mezzo, viene unanimemente considerata madre e massima espressione del Fantasy Epico.




Di Peter Jackson sono le pellicole girate in Nuova Zelanda tra il 2001 e il 2003, che sono diventate un cult del cinema fantastico. La Compagnia dell’Anello, Le Due Torri e Il ritorno del Re. Con un bravissimo Elijah Wood nei panni dello hobbit Frodo, e un fascinoso Viggo Mortensen nelle vesti di Aragorn. L’opera narra della missione di nove compagni, che rappresentano i popoli liberi della Terra di Mezzo, che si uniscono per distruggere il potente Anello del Potere, che se tornasse nelle sue mani, renderebbe invincibile il padrone malvagio che l’ha creato, Sauron.

A questo filone appartengono anche Le Cronache di Narnia, una serie di sette romanzi per bambini scritti dall’autore C. S. Lewis. È del 2005 il film tratto dal primo libro Il leone, la strega, e l’armadio, di Andrew Adamson, con Georgie Henley, Skandar Keynes, William Moseley e Anna Popplewell nei panni dei fratelli Penvensie. Durante la seconda guerra mondiale, Lucy, Edmund, Peter e Susan vengono ospitati nella casa del professor Digory Kirke, dove scoprono un armadio che in realtà è una porta magica per il mondo incantato di Narnia. Narnia è stretta nella morsa del gelo di un inverno infinito, sotto il potere della crudele Strega Bianca. Insieme al Leone Aslan e ai guerrieri di Narnia, i quattro fratelli affronteranno la strega nella battaglia finale per la vittoria del bene sul male. A questa pellicola seguono Il Principe Caspian, del 2008, e Il Viaggio del Veliero del 2010.


Di Ridley Scott, è il film Legend, del 1985, una storia oscura dove un giovane Tom Cruise impersona Jack, il figlio della foresta che ha il dono di comunicare con la natura e che dovrà sconfiggere il Principe delle Tenebre, per impedire che la luce e la purezza del mondo scompaiano per sempre, e per salvare la sua amata Lili, che il Principe ha rapito per farne la sua sposa. Affascinante l’interpretazione di Tim Curry, che impersona il diavolo, e l’atmosfera oscura del mondo delle tenebre.



Nei filoni urban e dark, il fantasy si colora di ombre, esce da mondi fantastici per infiltrarsi nel mondo reale, tingendolo di pericolo, mistero e horror, con le creature della notte: vampiri e lupi mannari, da sempre antagonisti, da sempre in guerra tra loro, da sempre predatori tra gli uomini.

Non si può a questo punto non citare Bram Stoker, autore di numerosi romanzi tra cui spicca il famosissimo Dracula. Menziono per dovere il Dracula di Bela Lugosi, del lontano 1931. Pellicola in bianco e nero, scelta all’inizio del secolo per essere conservata nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Ma è sicuramente il Dracula di Francis Ford Coppola (1992), con la straordinaria interpretazione di Gary Oldman, che ha conquistato il cuore degli amanti del genere, e fatto sospirare moltissime spettatrici (tra cui me). Quando l’inquietante e misterioso conte Dracula, riconosce in una foto di Mina Murray la reincarnazione della sua amata moglie, parte per Londra a bordo di una nave, per farla di nuovo sua.





Appartengono al filone Urban Fantasy anche i film più recenti del ciclo Underworld, incentrati sull'eterno antagonismo tra Vampiri e Licantropi. Da millenni gli aristocratici signori della notte, i Vampiri, sono in lotta contro i Lycan, feroci e bestiali. Quando la vampira guerriera Celine (impersonata da una bellissima e letale Kate Beckinsale) si imbatte nel medico Michael Corvin (Scott Speedman) , un umano che viene contagiato da un Lycan, e se ne innamora, la supremazia dei vampiri rischia di avviarsi alla fine.



Il ciclo è formato dai film Underworld, del 2003, Underworld Evolution, del 2006, entrambi di Len Wiseman, e Underworld Il Risveglio del 2012, degli svedesi Måns Mårlind e Björn Stein.
Un quarto film, che in realtà rappresenta il prequel, è stato girato nel 2009. Underworld, La Ribellione dei Lycans, di Patrick Tatopoulos. Racconta delle origini della sanguinaria faida tra i Vampiri e i loro schiavi Lycan.


Ispirato all’omonimo personaggio dei fumetti Marvel è Blade,  protagonista di un ciclo di tre film e interpretato da Wesley Snipes. Mezzo umano e mezzo vampiro, Blade ha un unico scopo, proteggere la razza umana sterminando vampiri che predano e seminano vittime tra gli uomini. 
Tre sono i film che compongono il ciclo: Blade, del 1998, di Stephen Norrington, Blade II, del 2002, diretto da Guillermo del Toro, e Blade Trinity, del 2004, di David S. Goyer.


Questi sono naturalmente solo alcuni titoli della ricca produzione del cinema fantastico. Concludo menzionandovi tra le pellicole più recenti: Abraham Lincoln: Il cacciatore di Vampiri, di Timur Bekmambetov, Thor di Kenneth Branagh, i cicli Twilight e Harry Potter, tratti dagli omonimi romanzi bestsellers mondiali e in ultimo l'attesissimo Lo Hobbit, di Peter Jackson, con Martin Freeman, Ian McKellen, Richard Armitage, che uscirà nelle sale cinematografiche in tre film, il primo, Un viaggio inaspettato, nelle sale il 13 Dicembre di quest'anno.

sabato 24 novembre 2012

Fantasy Explorer nel mondo del cinema, prima parte

di Hasmina


Il mondo del fantastico è stato di ispirazione per moltissime opere cinematografiche, tratte spesso da romanzi di grandi autori o semplicemente da leggende, fiabe, e mitologia dei vari popoli, tanto che il cinema fantastico è considerato un classico, e annovera moltissimi generi, che vanno dal fantasy, epico, cavalleresco, fiabesco, alla fantascienza, all’horror, sovente mescolando le varie correnti e dando vita a storie affascinanti che affondano le radici nella realtà storica così come nella fantasia.
Questo è un breve viaggio nel tempo, alla riscoperta di alcune di queste storie che hanno toccato il cuore e la fantasia di molti spettatori.

Per gli amanti dei vecchi film di Hollywood, vi riporto alla prima metà del secolo scorso, con quelli che sono universalmente considerati dei capolavori del cinema fantastico fiabesco.

Qualcuno di voi può dire di non ricordare le scarpette rosse di Dorothy?
Il Mago di Oz, nella celebre versione del 1939 di Victor Fleming con Judy Garland, Frank Morgan, Ray Bolger e Bert Lahr, ispirato al primo di una serie di libri dello scrittore statunitense L. Frank Baum, ci porta via col potente tornado nel fiabesco regno di Oz. Un mondo colorato, pieno di magia, governato dal terribile Oz, un potente mago che risiede nella famosa città di smeraldo, e che è l’unico a sapere come rimandare a casa Dorothy. Durante il viaggio, a Dorothy si uniranno uno spaventapasseri, un uomo di latta e un leone codardo.

Di qualche anno più tardi (1946) è il bellissimo Bella e la Bestia, trasposizione della omonima fiaba della scrittrice Jeanne-Marie Le Prince de Beaumont, nella versione diretta da Jean Cocteau, con Josette Day, Jean Marais e Mila Parély. Il vecchio padre di Belle ruba per lei una rosa dal giardino di un misterioso castello, e viene imprigionato da un mostro con sembianze di leone. Per salvare il padre, Belle accetta di prendere il suo posto. La bellezza e la bontà di Bella ammansiscono la Bestia, facendogli conoscere l’amore e spezzando l’incantesimo che ha trasformato un principe arrogante in un mostro. Una storia carica di mistero e di atmosfera, antri oscuri di un castello incantato, isolato da una foresta, e un amore che nasce, perché gli occhi del cuore vanno oltre quello che c’è in superficie.


Celebre, la pellicola fantascientifica di Viaggio al Centro della Terra, del 1959, di Henry Levin, con Pat Boone, un fantastico James Mason, e Arlene Dahl. Tratto dal romanzo di Giulio Verne. Un’avventura che coinvolge un eterogeneo gruppo di esploratori, il famoso professor Lindenbrook, il suo pupillo, una ricca vedova e un ragazzo islandese e la sua oca. Attraverso un passaggio scoperto nella grotta del vulcano Snæfell si addentreranno nel centro della Terra.
La discesa piena di insidie, tra strani funghi commestibili, dinosauri e tempeste magnetiche, li porterà a scoprire un oceano sotterraneo e l’antica Atlantide, per poi essere rimandati in superficie dall’eruzione del vulcano Stromboli.
 
Sempre per il filone fantascienza, è del 1980 Flash Gordon, di Mike Hodges  con Sam J. Jones, Melody Anderson, Chaim Topol e l’italianissima Ornella Muti.
Basato sull’omonimo personaggio del fumetto di Alex Raymond, valse a Max Von Sydow il Marshall Trophy al Napierville Cinema Festival, come miglior attore. Gordon e la bella Dale vengono costretti dal professor Zarkov a partire sulla sua astronave diretti verso un pianeta che secondo i suoi calcoli sta per collidere con la terra. Il viaggio li porterà a Mongo, un pianeta abitato da diversi popoli e governato dal crudele imperatore Ming.


Per il filone fantasy eroico, al protagonista delle opere di Robert Ervin Howard, Conan il barbaro,  sono stati dedicati diversi film e telefilm. 
 
Tra di essi spiccano Conan il Barbaro, del 1982, e Conan il Distruttore di due anni più tardi, dove Conan è interpretato meravigliosamente da un giovane Arnold Schwarzenegger.
Chi non ricorda il Barbaro, seduto annoiato sul trono conquistato?


Del 1999 è la pellicola Il Tredicesimo Guerriero, John McTiernan, tratta dal romanzo Mangiatori di Morte, di Michael Crichton.
Protagonista è un affascinante Antonio Banderas nelle vesti di Ahmad ibn Fadlan, personaggio ispirato ad un fittizio cronista arabo che esplorò la regione nordica del Volga e che venne a contatto con il popolo dei Vichinghi. Durante un viaggio, Ahmad si imbatte in un gruppo di Normanni il cui villaggio è minacciato da un popolo di misteriose creature che seminano morte. Secondo un’indovina, solo se lui si unirà ad altri 12 guerrieri, potranno distruggere queste creature e salvare il villaggio.


Una grande fetta del cinema fantastico, è rappresentato da pellicole ispirate al mito arturiano e cavalleresco. Da Merlino e Excalibur, a Morgana e Avalon, a Cavalieri e Draghi. Questi ultimi in particolare, hanno da sempre esercitato un grande fascino su di me.

Dragonheart d’ambientazione medievale è del 1996, diretto da Rob Cohen e interpretato da Dennis Quaid, che impersona Bowen il cacciatore di Draghi. Dopo la spietata caccia di cui sono stati vittima, Draco è l’ultimo della sua specie. Durante uno scontro, i due si ritrovano a un’impasse, così stringono un singolare patto. Ma Draco non è solo una creatura mistica, il suo cuore puro insegnerà a Bowen i valori cavallereschi: la forza, la saggezza, l’onore e l’amore, con il sacrificio supremo.

Il Regno del Fuoco, del 2002, diretto da Rob Bowman, è invece ambientato in epoca futuristica ed è interpretato dagli attori Christian Bale e Matthew McConaughey. Dopo il rinvenimento di antiche uova di drago, il pianeta viene devastato da queste creature, che distruggono ogni cosa, uccidono gli uomini e rendono l’aria irrespirabile. Radunati in piccoli gruppi radunati in roccaforti, alcuni sopravissuti decidono di combatterli e di provare a uccidere l’unico drago maschio, ponendo così fine alla rapida riproduzione della specie.

 
 



mercoledì 21 novembre 2012

Le nebbie di Avalon. Quando una donna divenne bardo

di Marty

Titolo: Le nebbie di Avalon
Autrice: Marion Zimmer Bradley
Prima pubblicazione in Italia: 1986

Trama: Vi fu un'epoca in cui le porte tra i mondi fluttuavano con le nebbie e si aprivano al volere del viaggiatore. Di là dal regno del reale si schiudevano allora luoghi segreti e incantati, siti arcani che sfuggivano alle leggi di Natura e si sottraevano al dominio del Tempo, territori favolosi dove le più strane e ammalianti creature parlavano lingue oggi sconosciute, avevano gesti, modi e riti oggi indecifrabili; dove nessuna cosa era identica a se stessa, ma poteva mutarsi ogni istante in un'altra. Con l'andar del tempo, però, "reale" e "immaginario" entrarono in netto contrasto. Allora come oggi, furono le donne a fare da mediatrici. Morgana, Igraine, Viviana conoscevano il modo per far schiudere le nebbie e penetrare nel magico regno di Avalon...

"Con il nostro pensiero, noi creiamo giorno per giorno il mondo che ci circonda"

"Se il peccato è il prezzo del legame tra noi, vita dopo vita, allora peccherò con gioia per ritornare sempre a te, mia amata"

Era il lontano 1983, quando una donna volle farsi bardo, incantando il mondo con una delle storie più narrate nei secoli. Camelot riviveva, ma l'isola magica del popolo fatato sarebbe stata, da quel momento e per sempre, immersa nella nebbia.
Le nebbie di Avalon.
L'argomento è il vecchio mito di Re Artù e dei suoi Cavalieri, ma l'autrice lo racconta dando voce a quelle figure che la tradizione aveva ammantato di silenzio: le donne. Diventano autentiche e vive, e le leggende che tutti conosciamo si colorano delle infinite sfumature del femminino, mai solo angeli, mai solo demoni, squisitamente umane.
Ygraine, madre di Morgana e di Artù, Viviana, Dama del lago e signora di Avalon, la Fata Morgana, la regina Ginevra, sono tutti personaggi che appartengono all'immaginario collettivo, eppure assumono una veste assolutamente inedita. Sono loro a raccontarci la storia, sono i loro occhi a scrutarsi vicendevolmente, osservando le varie figure maschili e le situazioni che sfilano nell'intreccio, ora nella quiete romantica della corte reale ora nei boschi incantati dei druidi.
Coraggiosa e originalissima è l'assoluta riabilitazione che l'autrice offre del personaggio della Fata Morgana. Colei che tradizionalmente personifica le forze oscure, miranti a rovesciare il trono del giusto e nobile Artù, diventa una donna dal talento eccezionale, sacerdotessa degli antichi culti, figura umanissima dagli affetti sinceri e passionali, tradita nella propria fiducia, che commette più e più errori, ma per questo ottiene comprensione e giustificazione agli occhi del lettore.
La lettura scorre veloce, tempo e luoghi appaiono nitidi e ben chiari, nella suggestione di un'epoca storica lontanissima, ma felicemente spoglia delle prolisse descrizioni che spesso appesantiscono la narrazione fantasy, penalizzando trama e personaggi a favore della cura dettagliata degli ambienti.
'Le nebbie di Avalon' è la grandiosa evocazione di un mondo perduto, l'antica Britannia delle usanze celtiche, colto in un momento di transizione epocale, con le sue cause e ripercussioni sia politiche sia private.
Il passaggio dall'antica tradizione dei padri all'evangelizzazione cristiana è un cambiamento dapprima auspicato come la convivenza di entrambe le ideologie, ma che poi si concretizza nella repressione del culto druidico, nella condanna al paganesimo e al marchio diabolico dei riti popolari.
La sottile ed estenuante lotta tra le due religioni, investita di valori non solo teologici ma soprattutto diplomatici, attraversa il romanzo, guidando le scelte dei personaggi e riflettendone le passioni interiori: così il fanatismo cristiano di Ginevra diventa l'espressione della sua profonda infelicità come donna, catarsi e persecuzione del suo frustrato amore adulterino per l'aitante Lancillotto; in parallelo il rifiuto della giovane Morgana alla sovranità su Avalon è la naturale conseguenza all'orrore per aver incestuosamente giaciuto con il proprio fratello, mentre la sua decisione di riassumere la difesa dell'antico culto si afferma con l'avanzare della maturità e la disillusione di raggiungere una felicità personale.
Il finale è nostalgico, denso di malinconia nello sguardo dei personaggi, ormai invecchiati, che corre al passato, all'ardente ostinazione della giovinezza nell'inseguire più alti ideali in nome dei quali tanta infelicità è stata inutilmente creata.
La battaglia spietata tra la Grande Dea e il Dio Cristiano si chiude nell'amarezza di un duplice dubbio: che senso ha avuto se forse le divinità non esistono? Che senso ha avuto se forse tutte le divinità non sono che una sola?

Curiosità: da questo bestseller mondiale, pilastro indiscutibile del genere fantasy, nel 2001 venne tratta una miniserie in due puntate, "Le nebbie di Avalon", con Anjelica Huston, Julianna Margulies e Samantha Mathis.

lunedì 19 novembre 2012

Fantasy Explorer, due passi nel mondo del fantastico

di Faye


Il termine “Fantasy” indica un particolare comparto del genere fantastico. Proprio per la sua natura svincolata dalla realtà, presenta una serie quasi infinita di ramificazioni e di sotto-generi che investono, oltre alla letteratura, l’arte figurativa, il cinema, i videogiochi, e più in generale, le altre forme mediatiche di comunicazione.

In letteratura, il fantasy affonda le proprie radici nel mito e nella sua derivazione popolare, rappresentata dalla fiaba di magia e dalla favola didascalica.
Alla base delle vicende narrate, vi è spesso l’evento misterioso e soprannaturale, che neppure le ipotesi più azzardate riescono a spiegare; il contesto è quello di un mondo solo parzialmente reale o completamente fantastico.

L'autore più famoso in questo campo è forse J. R. R. Tolkien (1892-1973),autore della celebre trilogia "Il Signore degli Anelli".  Il professore di Oxford, scrittore, filologo e linguista, creò una lingua particolare per la sua opera che costituisce uno dei maggiori esempi di high fantasy o epic fantasy, termine che indica la tematica dell’eterna sfida del bene e del male.
Le avventure di Frodo e dei suoi amici hobbit, il modo fantastico degli elfi e degli orchi, hanno avuto un successo immenso anche grazie alla trasposizione cinematografica e ai giochi di ruolo, nonché un’immediata risonanza nel mondo letterario.

Sulla scia di questo capolavoro, si è inserita, infatti, una lunga serie di autori, tra i quali ricordiamo Terry Brooks, Roald Dahl, Tanith Lee, Marion Zimmer Bradley (Le nebbie di Avalon), Terry Pratchett (la serie Mondo Disco), Michael Ende (La storia infinita e Momo), Robert Jordan (La Ruota del Tempo), David Eddings (Il ciclo del Belgariad), Clive Staples Lewis (Cronache di Narnia).

Un discorso a parte merita quella che è considerata la saga fantasy più letta al mondo, ovvero le mirabili avventure di Harry Potter dall'incredibile e feconda penna di J.K.Rowling. L'opera,  spesso accumunata al  sottogenere urban fantasy, si distingue tuttavia per un percorso innovativo.

Si precisa che l'urban fantasy si differenzia dal fantasy contemporaneo in quanto non soggetto a limitazioni temporali (infatti non necessariamente è ambientato nei tempi moderni), bensì spaziali.
Nel  fantasy contemporaneo la contaminazione avviene fra le creature fatate o mitologiche con poteri e conoscenze tecnologiche evolute, e l’ambiente contemporaneo nel quale esse vivono.
Anche la fantascienza e l’horror sono associati alla letteratura fantastica: al dark fantasy appartengono le opere nelle quali l'atmosfera è cupa e tetra. Il male diviene dominante o perversamente attraente, e si può assistere a un rovesciamento dei ruoli.

Il fantasy può essere anche storico, umoristico, cyber o steampunk, secondo le "contaminazioni" con le quali entra in contatto.
Recentemente, si parla di nuovo fantasy ( meglio definito come new weird, bizarro fiction e science fantasy). Gli autori di questa corrente si oppongono all’epic fantasy di Tolkien, considerato colpevole di aver creato stereotipi in grado di soffocare il genere.
Alcuni esponenti di questa tendenza sono China Miéville, Jeff VanderMeer, Michael Moorcock, Clive Barker, Alan Campbell.

Per concludere, l'evoluzione del fantasy non conosce confini. E non potrebbe essere altrimenti, perché, proprio come la fantasia che l’ha originato, questo genere può superare tutte le barriere e attraversare il tempo e lo spazio.
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