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lunedì 10 giugno 2013

Kathleen McGregor, in rotta verso il Mar dei Caraibi

di Marty e Faye

In occasione della ristampa di "Cuore Pirata" per Leggereditore, abbiamo il piacere di avere nuovamente come nostra ospite Kathleen McGregor, per parlare insieme di questo secondo capitolo della saga Mar dei Caraibi, della sua scrittura, e dei suoi personaggi avventurosi e passionali, capaci di farci viaggiare insieme a loro sulle onde dell'oceano. 

Chi è il “Cuore pirata” del titolo?

È difficile rispondere a questa domanda senza svelare troppo. “Cuore pirata” è la storia di una giovane donna che cerca la vera se stessa, che scava nel proprio passato per poter costruire il proprio futuro. Tutto quello che è, o che pensava di essere, e tutto quello in cui crede, viene improvvisamente sovvertito dal corso drammatico degli eventi. Concetti come giustizia, legalità, libertà cambiano, fino ad assumere significati diversi, se non addirittura opposti, e lo stesso accade al suo cuore, alla sua stessa anima. Il “Cuore pirata” del titolo può anche essere considerato ambivalente: è il passato, per chi si è lasciato alle spalle la vita di corsa, e allo stesso tempo rappresenta il futuro, per chi si riscopre.


Come s’inserisce questo libro nella saga dei Pirati del Mar dei Caraibi?

In ordine di tempo, “Cuore Pirata” inizia dove “La Sposa Spagnola” si ferma, nel 1672, tuttavia, per quanto riguarda le vicende e i personaggi, si collega a “Corinna. La Regina dei Mari”. È di fatto il secondo romanzo della trilogia, così come si è sviluppata. Quindi, per una migliore comprensione, dovrebbe essere letto in ogni caso dopo Corinna.


Avery, il mitico pirata privo di un occhio, che ritroviamo in questo romanzo nella sua veste ufficiale di duca e gentiluomo, ci rapirà ancora con arrembaggi e avventure di corsa?

Assolutamente sì. Avery può essere nato nobile, ma nell’animo rimane un avventuriero, un uomo che ha assaporato la libertà e l’affermazione della vita di corsa, e che serba un profondo rimpianto per tutto ciò che si è lasciato alle spalle, a partire dal mare. Duca e gentiluomo, ma soprattutto uomo che sa cosa significa vivere pienamente, senza tirarsi indietro di fronte alle prove che il destino gli impone e capace di affrontare qualsiasi battaglia, qualsiasi pericolo, se a guidarlo è il suo cuore.


Quali altri personaggi amati dai tuoi lettori ritroveremo in “Cuore pirata”?

In “Cuore Pirata” i lettori ritroveranno figure già conosciute, come Corinna e Dorian, i protagonisti di “Corinna. La Regina dei Mari”, ma anche nuovi, affascinanti, personaggi che daranno vita ad altre emozioni, e altre storie, prima fra tutte la dolce e appassionata Alma De Castillo.


Alla ricerca di Manoa, il mitico Eldorado: l’asse geografico dei tuoi racconti precedenti si sposta quindi verso il lato occidentale del continente sud americano?

La ricerca di Manoa è il filo conduttore che intreccia le storie parallele di personaggi diversi e che li accomuna. La trama portante, ovvero quella di Glen e Walter, accompagna il lettore in un viaggio che da Londra arriva a Giamaica, terra in cui Walter è ben conosciuto nella sua precedente veste di filibustiere, spostandosi poi, inevitabilmente, sul continente sudamericano, custode e culla del mistero dell’Eldorado.


Manoa è stata cercata ovunque, dalla giungla colombiana, al bacino dell’Orinoco, alle montagne del Perù, alla Bolivia. La ricerca di questa terra mitica è stata oggetto di spedizioni spesso finite tragicamente: la vicenda narrata s’ispira a qualcuna di esse?

A partire dal 1541, anno in cui Gonzalo Fernandez de Oviedo lo nomina per la prima volta nelle sue cronache, il mitico Eldorado, prima lago poi città, è stato cercato da moltissimi esploratori, che si sono spinti dal Perù, attraverso la Bolivia, la Colombia, e lungo il corso dei fiumi Orinoco e Rio delle Amazzoni. Il motore della storia narrata nel romanzo si ispira effettivamente alla spedizione realmente avvenuta di Gonzalo Pizarro, partita da Quito nel febbraio del 1541 con l’intento di cercare l’Eldorado nel bacino del Rio delle Amazzoni. Una marcia estenuante di mesi porta 220 uomini oltre le Ande, attraverso la giungla, sotto le piogge torrenziali, e poi lungo il fiume Napo, dove la spedizione si arresta per mancanza di viveri, e si divide.
Con il compito di procurare provviste, Francisco de Orellana e sessanta uomini, proseguono lungo il fiume Negro, ma non riescono più a risalire la corrente, e possono solo continuare a discenderla. Arrivano così al grande Rio delle Amazzoni, che percorrono tutto fino all’Atlantico, in un viaggio che dura cinque mesi, imbattendosi in diverse tribù indiane, tra cui gli Omagua (che in seguito vennero indicati come il popolo di Manoa), e le leggendarie Amazzoni. È proprio a Francisco de Orellana e all’incredibile viaggio di questi sessanta uomini, che si ispirano la figura del capitano Francisco Jimenez de Castillo e l’avventura da lui stesso narrata nel suo diario perduto.


Avery è un corsaro  provato da tante esperienze, eppure è vittima di un colpo di fulmine non appena incontra Glen. In questo libro l’elemento romantico pesa più o meno dell’elemento avventuroso?

Accade che anche gli uomini più navigati e induriti dalla vita soccombano alle leggi inspiegabili dell’innamoramento, forse proprio perché non lo cercano e non se lo aspettano. Ma viene da chiedersi se non siano soprattutto le circostanze a far scattare quella scintilla. In un altro luogo, in un altro momento, e soprattutto in assenza del pericolo, sarebbe stato lo stesso per Avery? L’elemento romantico nasce e si sviluppa congiuntamente a quello avventuroso. L’amore sceglie strane vie per insinuarsi nel cuore degli uomini, a volte queste vie sono lente e tortuose, altre dirette e immediate. “Cuore Pirata” è una storia d’avventura, di ricerca interiore, di crescita e anche d’amore, e ognuno di questi aspetti è legato, e dipende da tutti gli altri.


Corinna, la regina dei mari, e Soledad, la sposa spagnola, sono due figure femminili diversissime, dalla bellezza e personalità quasi agli antipodi. Che donna è, invece, la Glen di “Cuore pirata”?

Glen è molto diversa sia da Corinna che da Soledad, sia nell’aspetto fisico che nell’animo. E’ una giovane lady cresciuta amata e protetta, che si vede privare improvvisamente della sua vita, così come l’ha vissuta finora, e di tutto ciò in cui ha sempre creduto. E si ritrova a dover riempire questo vuoto, a ripercorrere un passato sconosciuto per ritrovare radici antiche e perdute, per imparare a conoscersi di nuovo. La sua bellezza è acerba, il suo carattere contradditorio. È come un fiore che non ha ancora trovato le condizioni per sbocciare, ma che dimostrerà la sua tempra facendolo nelle avversità.


Sono passati quasi dieci anni dalla prima edizione di “Cuore pirata”. Da allora a oggi, quanto si sente cambiata come autrice Kathleen McGregor?

Dal punto di vista creativo, non sono cambiata poi molto. Come allora, mi entusiasmano le storie avventurose, mi perdo letteralmente in mezzo a esse, nel descrivere battaglie, tempeste e arrembaggi. I miei orizzonti si stanno naturalmente ampliando, ma continua a essere l’avventura il mio più grande amore. Dal punto di vista stilistico invece mi sento indubbiamente maturata, più preparata e consapevole nell’affrontare storie complesse e drammatiche, o personaggi più oscuri e controversi. E’ sempre un percorso quello che si compie, ogni storia è una tappa, ogni libro un punto di arrivo ma anche di partenza, un bagaglio di conoscenze e di esperienza che ci arricchisce e ci prepara per altre storie, altri lidi... 


lunedì 8 aprile 2013

Il primo caffè del mattino di Diego Galdino



by Andreina


Diego Galdino nasce a Roma il 24 Luglio 1971 a sedici anni inizia a lavorare nel bar dei suoi genitori. Questo non gli impedisce però di continuare a coltivare le sue grandi passioni: l'arte, il cinema e soprattutto la letteratura. Divora romanzi di ogni genere ed inizia a collezionare prime edizioni originali, alcune delle quali farebbero invidia a molte rinomate biblioteche: 'Il vecchio e il mare, Persuasione, Jane Eyre, Il conte di Montecristo, Cime tempestose, Via col Vento, Piccole Donne, Il piccolo Lord, Daisy Miller, La fiera delle vanità, La valle dell'Eden, Nicholas Nickleby e tanti altri capolavori affollano gli scaffali della sua libreria. La lettura a poco a poco instilla in lui il fuoco della scrittura che inizia ad ardere sempre di più fino a trasformarsi in un incendio di creatività perennemente acceso. Questa creatività ha portato ora alla pubblicazione del romanzo Il primo caffè del mattino da parte di una prestigiosa casa editrice come la Sperling & Kupfer, donando a Diego Galdino il giusto proscenio e soprattutto realizzando il suo sogno di scrittore. Sito ufficiale  qui


Caro Diego, benvenuto al Pinkafè,.
A breve uscirà in libreria il tuo nuovo romanzo, Il primo caffè del mattino, una commedia romantica adatta principalmente a un pubblico femminile, che segna anche un grande traguardo per te: pubblicare con una grande casa editrice come la Sperling & Kupfer. Cosa hai provato quando hai saputo che avrebbe pubblicato il tuo romanzo?


Prima di tutto grazie per l’ospitalità e un grande saluto a tutte le lettrici dei Pinkafè.Quando il mio agente letterario mi ha chiamato per dirmi che la Sperling mi aveva messo sotto contratto, mi sono sentito come la Vivian di Pretty woman quando vede arrivare Richard Gere con in mano un ombrello a mo di spada e un mazzo di fiori dall’altra …in quel momento ho pensato …avrò la mia favola…

Come è nato questo romanzo? Massimo, il protagonista, ha forse qualcosa di te, dato che tu stesso sei un barista e servi il caffè ogni mattina?

Tanti visto il lavoro che svolgo abitualmente da ben ventisei anni, potrebbero pensare che questo mio romanzo sia autobiografico ed io potrei lasciarlo credere, ma in realtà Massimo è molto più bello del sottoscritto…

Come mai hai scelto per protagonista femminile una ragazza francese? Puoi raccontarci qualcosa di lei?

Ebbene si ho un debole per le attrici francesi…il mio ideale di bellezza femminile nasce dal tempo delle mele con la splendida Sophie Marceau. Scegliere una ragazza francese come protagonista è stato come voler contrapporre due diverse culture, regalare un pizzico di esterofilia alla storia e soprattutto giocare in casa per far capire ad una francese che la città dell’amore non è Parigi ma Roma. Genevieve è la donna di tutte le canzoni di Antonello Venditti, magica come Una sirena a Manhattam, inaccessibile come la principessa di Amarsi un po’.
Per farla breve una donna che rende i suoi enormi difetti i suoi più grandi pregi.

Ci sono degli autori, o delle autrici, che consideri importanti in quello che è stata la tua crescita come scrittore?

Beh! Sicuramente essendo io prima di tutto un lettore e poi uno scrittore, molti sono gli autori e molte sono le autrici che hanno influenzato il mio modo di scrivere, ma preferisco citare i miei due libri preferiti, badate bene non i più belli che abbia mai letto, ma i due a cui sono più legato. Pesuasione di Jane Austen e Le pagine della nostra vita di Nicolas Sparks. Se siamo qui oggi è senza dubbio merito di questi due romanzi


Ti senti in qualche modo affine a Nicholas Sparks, e per quale motivo?

La prima cosa che mi viene in mente da rispondere è un enorme magari !!!!

Cosa vedi nel tuo futuro dopo questo nuovo libro? hai già in mente un'altra storia? 

Di sicuro continuerò a scrivere e a lavorare nel mio bar.
Ho tante storie d’amore in testa  che aspettano solo di essere scritte …ovviamente Il primo caffè del mattino permettendo.

Grazie ancora a Diego Galdino per la tua cortesia e disponibilità.

Grazie a te per essere stata una padrona di casa gentile e paziente e un grazie al Pinkafè.



Trama di  "Il primo caffè del mattino" 

Tra equivoci, baci e lunghe passeggiate romane, una commedia romantica lieve, divertente e tutta italiana, con una protagonista d'eccezione: la città più magica del mondo.

Massimo ha poco più di trent’anni, è il proprietario di un piccolo bar nel cuore di Roma, e non si è mai innamorato davvero. Ogni mattina, all’alba, esce di casa, attraversa Piazza Santa Maria in Trastevere e raggiunge il suo bar. Lì lo aspetta il primo caffè della giornata, quello dall’aroma più intenso, e dal sapore più buono. In fin dei conti sta bene anche da solo, continua a ripetersi man mano che il locale si anima: a tenergli compagnia ci pensano i clienti affezionati, con cui ogni mattina Massimo saluta la giornata fra tintinnio di tazzine, profumo di cornetti caldi e un po’ di chiacchiere. Allora come mai, il giorno in cui improvvisamente entra nel bar una ragazza dagli occhi verdi, il viso spruzzato di lentiggini e l’aria sperduta di una turista straniera, Massimo non riesce a toglierle gli occhi di dosso?Né tanto meno a farsi capire in nessuna lingua: al punto che, tempo cinque minuti di interazione, si ritrova una zuccheriera rovesciata addosso, la porta sbattuta in faccia e qualcosa di molto simile a un cuore spezzato che gli martella nel petto. Ma la ragazza con le lentiggini, che viene da Parigi, di nome fa Geneviève e di mestiere inventa cruciverba, tornerà presto da Massimo: perché ha un segreto che non può rivelare a nessuno, e che la lega proprio a quel luogo. Massimo – che da quando l’ha incontrata la prima volta, con la frangia spettinata e il vestito rosso – non se l’è più tolta dalla testa, non potrà che corteggiarla con le armi che conosce meglio: caffè, cappuccini e il fascino di Roma. Sperando che, nonostante tutti i segreti che Geneviève nasconde, entrambi si ritrovino a volere la stessa, unica cosa: bere insieme il primo caffè del mattino. Tutte le mattine. Tra equivoci, baci e lunghe passeggiate romane, una commedia romantica lieve, divertente e tutta italiana, con una protagonista d’eccezione: la città più magica del mondo.
















sabato 22 dicembre 2012

Il Romance in Edicola: intervista ad Angela White

di Hasmina e Faye


Accanto alle collane che ruotano attorno al thriller o al mistero, un'altra tipologia di romanzo che vanta un'altissima percentuale di vendita nelle edicole è il Romance, in tutte le sue declinazioni, dal romance storico, al dark, all'erotico, destinato al pubblico femminile.
Pinkafé ha il piacere di ospitare, a conclusione di questo Speciale, una delle autrici italiane del genere di maggior successo, Angela White.


 
 
Cara Angela, è un piacere accoglierti nel nostro Kafé per questo Speciale dedicato all’Editoria da Edicola. Quando hai iniziato a pubblicare per la collana da edicola I Romanzi della Mondadori? Quali titoli hai finora pubblicato, vuoi parlarcene?

AW: Carissima Hasmina, grazie a voi per questo gentile invito! E' un onore e un piacere essere ospite del vostro Kafé. La mia avventura come autrice è iniziata nel 2011 con la pubblicazione de "Il castello dei sogni", seguito poi da "Di ghiaccio e d'oro" e da "La rosa del drago", in edicola proprio in questi giorni.


Il Castello dei Sogni, col quale hai esordito, è stato il tuo primo lavoro o hai avuto esperienze antecedenti, di altro tipo? Come mai hai scelto di scrivere romance storici?

AW: "Il Castello dei sogni" è stata la mia prima opera, scritta per gioco come momento di evasione dalla quotidianità. Ho sempre amato la Storia, il romance in generale e quello storico in particolare. Amo la meraviglia di vivere le emozioni e le passioni di un'altra epoca. Amo il rassicurante conforto del lieto fine che so attendermi alla chiusura del libro, purtroppo così raro nella vita.


Cosa si intende quando si parla di “romance storico”? In cosa si distingue rispetto alla più comune narrativa rosa spiccia e di consumo che si trova in edicola?

AW: Generalmente con romance storico si intende un romance, ovvero una storia d'amore a lieto fine, che si dipana nella cornice di un'epoca passata.
Personalmente, tuttavia, preferisco una diversa definizione, ovvero un romanzo storico la cui narrazione si sofferma con particolare attenzione e sensibilità sui sentimenti e sulle emozioni dei personaggi.
Credo che romanzi romance storici e novelle contemporanee siano destinati a soddisfare diversi desideri di lettura, questo sia per ragioni connaturate di genere sia per il numero di pagine.

Qual è la differenza tra romance storico e romanzo storico?

AW: A parer mio, il romance storico è (o almeno dovrebbe essere) anche un romanzo storico.
Deve ricostruire con fedeltà i luoghi e l'epoca di cornice alla trama, così come rendere figli del loro tempo tutti i personaggi (dai protagonisti ai comprimari). Certamente una maggiore indagine e attenzione sono riservate all'aspetto sentimentale e alle emozioni dei personaggi, creando con chi legge un'empatia più profonda.


Nel romance storico, quanto è importante la documentazione storica, e come la affronti quando devi scrivere un nuovo romanzo? Quali sono i periodi storici che più ti ispirano, oltre al Medioevo?

AW: Il passato è una terra straniera, pertanto ritengo essenziale documentarsi con cura prima e durante la stesura di un romanzo. Secondo me, la ricerca è il pilastro su cui andrà a posarsi l'intera struttura narrativa. Sono convinta sia fondamentale conoscere la situazione politica, morale ed economica del momento storico che si descrive, per poter capire anche la mentalità e la vita dei personaggi che si desidera raccontare. Trovo utilissimi i saggi storici, rinvenibili sia nelle biblioteche sia nelle librerie universitarie, e particolarmente interessanti le biografie dei personaggi di spicco del tempo. Internet può essere uno strumento utilissimo nella stesura di una bibliografia da seguire, permettendo anche facilmente di comunicare con gli esperti del genere.


Edicola e libreria. Dove, in base alla tua percezione di autrice e lettrice, il romance trova maggiormente il suo pubblico? Pensi che questo genere potrà avere una larga diffusione nelle librerie in futuro?

AW: Nel nostro Paese, ed è una realtà solo italiana, il romance esaurisce la sua collocazione editoriale quasi completamente in edicola. All'estero, soprattutto nel mercato anglofono, anche se pubblicato in edizione economica, il Romance esiste come "libro" e non come "periodico". I titoli sono presenti in tutti i canali di vendita, e soprattutto sono ordinabili nelle librerie fino al loro esaurimento. In Italia la vita e la visibilità di un romance cartaceo in edicola hanno la durata di un mese, per poi entrare nel mercato dell'usato. In libreria il Romance è stato per anni rappresentato dalle ristampe di titoli trentennali (la Sonzogno con Woodiwiss e Rogers), dai romanzi della euroclub/mondolibri (Lindsey, Mason, Jordan, Small) che ebbe l'acume di portare in Italia un'autrice di presa come J.R. Ward e la sua Confraternita del Pugnale Nero (successivamente ristampata da Rizzoli). Significativo il lavoro svolto dalla Leggereditore, che ha mostrato anche una particolare attenzione alle autrici italiane. Negli Oscar Emozione di Mondadori, tra gli altri, sono pubblicati i lavori contemporanei di una delle autrici più amate del Romance mondiale (Lisa Kleypas). Infine non si può non parlare della bomba atomica dell'estate: la trilogia delle cinquanta sfumature della James, ovvero un romance non confenzionato né proposto come tale.


La Rosa del Drago è il tuo ultimo lavoro, uscito questo mese nella collana Classic de I Romanzi Mondadori. Vuoi parlarci di questo libro? Sarà conclusivo della saga cui appartiene, o prevedi di scrivere altri titoli ad essa connessi?

AW: La Rosa del Drago è il terzo capitolo della serie medievale "Le profezie della strega scalza", i cui romanzi sono legati dalla figura ricorrente di una donna affascinante e misteriosa, che pronuncia una predizione per i protagonisti di ciascun libro. Il protagonista è Sir Benjamin, amico fraterno dell'eroe del primo romanzo, cavaliere dalla lingua di miele e il volto sfigurato, che ha incontrato un grande favore da parte delle lettrici.
Sono molto affezionata ai personaggi di questa serie, che come amici insistenti continuano a chiedermi una storia per ciascuno di loro. Eh sì, mi piacerebbe molto accontentarli tutti!


Cosa vedi nel futuro di Angela White? Continuerai a scrivere solo romance storici per l'edicola, o proverai a cimentarti anche altri generi letterari? Magari puntando alla libreria?

AW: Non lo so proprio! A volte poi i confini tra i generi diventano così labili... Sicuramente continuerò a scrivere perché, citando Sir Terry Pratchett, "Scrivere è la cosa più divertente che si possa fare da soli". Spero di avere sempre la fortuna di poter condividere questa passione con il pubblico, che sia in edicola, in libreria o in digitale lo si vedrà di volta in volta.


A cosa stai lavorando in questo momento? Vuoi darci qualche anticipazione?

AW: Non riesco a stare lontana dallo storico... e poi c'è un personaggio in particolare de "la strega scalza", un bardo girovago dagli occhi azzurri e la parlata araba, che sta aspettando il suo romanzo con sorniona pazienza.


Sei molto giovane e ti sei distinta fin da subito come una penna innovativa e di grande effetto evocativo, che effetto fa avere già così tanto successo tra le lettrici?

AW: Le lettrici sono state meravigliose! Hanno accolto i miei romanzi e i miei personaggi con un calore incredibile. Mi è di grande incoraggiamento il pensiero di poter condividere le mie storie con un simile pubblico.
Un sincero ringraziamento a tutto lo staff di Pinkafé e un saluto affettuoso ai visitatori del blog.

martedì 18 dicembre 2012

Narrativa in Edicola: Tavola Rotonda tra professionisti

Tre fuoriclasse italiani della narrativa parlano della realtà editoriale dell'edicola in una eccezionale Tavola Rotonda per il nostro speciale. Pinkafé è orgoglioso di ospitare Annamaria Fassio, Carlo Parri e Andrea Carlo Cappi, autori di punta delle collane Mondadori.

di Elena Taroni Dardi


Annamaria Fassio

Nel 1999, Annamaria Fassio vince il premio Tedeschi che le apre le porte della pubblicazione nella collana Giallo Mondadori, da allora ha pubblicato almeno uno o due romanzi all’anno e ha anche tenuto vari corsi di scrittura creativa per adulti e ragazzi, è anche stata allieva di Ed MacBain… cosa pensa del proliferare dei siti amatoriali di scrittura creativa sul web, e del loro progressivo spostamento su facebook?

Intanto volevo ringraziare la redazione di Pinkafé per l’attenzione nei miei riguardi. Per quanto concerne i siti amatoriali di scrittura creativa…Nella domanda ci sono due termini che a mio avviso la dicono lunga: “proliferare” e “amatoriale”. Io non ho nulla, ovvio, contro la proliferazione, soltanto mi auguro che tutto questo non avvenga a discapito della professionalità. Non senza un certo orgoglio penso di avere iniziato i corsi di scrittura creativa in un momento in cui, in Italia se ne parlava poco. Eravamo a metà degli anni Ottanta e da allora molte cose sono cambiate e quello che una volta era visto con sospetto e un briciolo di supponenza ora fa parte del curricolo degli aspiranti scrittori. Credo, ma potrei anche sbagliare, che per insegnare a scrivere bisogna essere non solo maestri (nel significato più nobile e ampio del termine) ma anche scrittori.  Avere una visione a trecentosessanta gradi sui diversi linguaggi e le loro tecniche, smontare un testo e rimontarlo con scopi e destinatari diversi, giocare con le parole, usare la tecnica del taglia e incolla…Questi sono soltanto alcuni esempi che spero chiariscano meglio il mio discorso che, a tutti gli effetti, credo sia anche valido per facebook anche se, devo dire, io non sono iscritta a facebook, né lo frequento.

Giallo, Noir e Thriller, generi sottilmente diversi che sempre più spesso sono andati confondendosi, secondo lei perché? E in generale le etichette a chi sono più utili, agli editori/librai per questioni di marketing, o ai lettori?

Intanto c’è da dire che il termine Giallo è usato unicamente in Italia e deriva, come tutti sanno, dal colore della copertina dei mistery pubblicati da Mondadori,  così come il nero caratterizzava le copertine dei mistery  che uscivano in Francia per Gallimard. Credo che le contaminazioni siano davvero inevitabili perché, per fare un esempio, la suspense è presente in tutti questi sottogeneri e così i meccanismi della sorpresa. Il Noir aveva due elementi fondamentali: la dark lady e lo spleen che permeava la storia. Nel Giallo classico la soluzione finale non soltanto scioglie l’enigma ma è catartica e liberatoria. Io stessa, a pensarci, non saprei esattamente dove collocare i miei romanzi perché, come tanti autori, mi piace molto”giocare” con i generi. E allora? Penso che certe distinzioni, ad esempio, siano più utili ai lettori che non ai librai, perché possono aiutarli meglio nella scelta di un titolo piuttosto che di un altro.


Carlo Parri

Prima del 2012 era pressoché sconosciuto nel web, poi quest’anno incassa due prestigiose finali e soprattutto vince il Premio Tedeschi… ma chi è Carlo Parri, cosa faceva prima di questo strepitoso 2012 e quali progetti ha per il futuro?

Prima facevo quello che faccio adesso. Insegnavo marketing, realizzavo progetti aziendali e scrivevo. La differenza è solo una. Prima del 2012 quello che scrivevo rimaneva nei miei archivi. Il mio futuro appartiene all'altro me stesso che io suppongo in me. Un romanzo già pronto per la pubblicazione. Un Cardosa 2 per intenderci e altri sette romanzi in "macchina". Non solo noir.

Dicevamo, finalista Giallo Latino e Giallo Stresa, vincitore di Giallo Birra ed Esperienze in giallo e poi naturalmente la pubblicazione de ‘Il metodo Cardosa’ nella collana del Giallo Mondadori… attenta pianificazione o ispirazione improvvisa?

Una piccola correzione. A Giallo Latino sono stato lieto di partecipare in qualità di ospite. Finalista e menzione speciale lo sono stato invece a Mystfest. Il mio mestiere consiste nell'insegnare l'arte della pianificazione, sarebbe vergognoso se poi io non sapessi pianificare. Il premio Tedeschi è solo un potente trampolino di lancio, ma se non hai già pianificato il seguito, c'è il rischio di cadere fuori dal perimetro della piscina.


Andrea Carlo Cappi

Dodici pagine di wikipedia illustrano come Andrea Carlo Cappi, in vent’anni, abbia esplorato tutte le declinazioni del narrare: traduzioni, romanzi, racconti, saggi, fumetti, teatro, racconti dal vivo e sempre più spesso ultimamente anche mini-racconti pubblicati su facebook… perché facebook? C’è chi lo demonizza e lo evita, alcuni aprono una pagina e la aggiornano (o la fanno aggiornare) per promozione, molti esordienti pensano che sia il modo migliore per farsi conoscere, lei invece? Come ha deciso di interpretare questo strumento di comunicazione?

Facebook è effettivamente un modo per farsi conoscere, anche se alcuni pensano di poterlo fare acquisendo "amicizie" per piazzare due secondi dopo la pubblicità dei loro libri sulle bacheche altrui. Io mi limito a fare promozione sulla mia pagina e su quelle correlate, dove annuncio anche i numerosi eventi e presentazioni (soprattutto di libri altrui) che organizzo o a cui partecipo. Ho preso l'abitudine di intrattenere i lettori con un racconto gratuito alla settimana, alcuni di repertorio (soprattutto i miei "racconti dal vivo", una sessantina di testi improvvisati con l'interazione del pubblico) e altri scritti appositamente. E' un modo per sopperire alle carenze di informazione da parte delle case editrici, a volte distratte, altre volte impossibilitate a segnalare le loro uscite nell'oceano di pubblicazioni che appaiono ogni giorno. E, nel frattempo, i miei lettori si divertono e qualcun altro scopre come scrivo.

Nel suo curriculum spiccano traduzioni prestigiose di grandi maestri del thriller d’oltreoceano… cos’hanno i Preston-Child i Patterson-Sullivan e Jeffrey Deaver che gli autori italiani non hanno? C’è differenza tra il narrare americano e quello italiano?

In alcuni casi sì. Molti autori americani - non tutti - si distinguono per serietà e professionalità. Il rischio a cui sono esposti i più famosi di loro è talvolta quello di essere... stritolati dallo star-stystem e dalla serialità, con l'obbligo di sfornare ogni anno più libri di quelli che hanno voglia di scrivere, a detrimento della qualità. In Italia c'è a volte la tentazione di imitare questi o altri modelli e ripeterli fino allo sfinimento. Poi ci sono parecchie voci originali, che spesso si trovano in pubblicazioni da edicola o presso piccole case editrici.


Tavola Rotonda

Rispetto a ciò che avviene all’estero, in Italia c’è un’anomalia con cui la narrativa di genere, anche detta di intrattenimento (per quanto questa definizione non mi piaccia) deve fare i conti: l’ambiente edicola. Qui mese dopo mese, vari editori, buttano nella mischia romanzi che in trenta giorni si giocano tutte le vendite e poi diventano ‘arretrati’; i nomi dei loro autori, forse, restano impressi a una stretta cerchia di lettori appassionati o collezionisti e se restano confinati in questo ambiente non possono neppure fregiarsi dello status di scrittore indipendentemente dalle migliaia di copie vendute in quel solo singolo breve lasso di tempo... quindi c’è di fatto una distinzione tra narrativa da edicola e una da libreria, serie A e serie B? La recente apertura verso il mercato degli ebook delle collane Mondadori abbatterà questa barriera?

Annamaria Fassio: Non mi piace pensare a letteratura di serie A e serie B, anche se purtroppo in Italia questa distinzione, come lei diceva, è sempre molto presente. Secondo me,  esistono romanzi “buoni”  e romanzi “cattivi” a prescindere da dove vanno a finire. In edicola trovi delle eccellenze, allo stesso modo in libreria talvolta ti imbatti in romanzi illeggibili. Non  credo che uno scrittore che esce soltanto in edicola non possa fregiarsi di tale titolo.  Io pubblico sia in edicola che in libreria e in entrambi i casi mi sento una scrittrice. Punto! Ci sono però obiettive differenze,  inutile negarlo. A meno che non sia fuori catalogo,  in libreria, diversamente che in edicola, un libro lo trovi sempre. L’apertura verso il mercato degli ebook delle collane Mondadori credo che vada proprio in questa direzione e in tal senso non può che far bene sia agli scrittori che ai lettori.

Carlo Parri: L'edicola è una medaglia come le altre. Dritto e rovescio. Debuttare in edicola è un vantaggio straordinario. Otto, nove, diecimila copie vendute fanno la base per i futuri lettori di libreria. Uscire la prima volta in libreria comporta il rischio di trecento copie. Stop. Tutto finito. In edicola il tuo nome finisce accanto ai mostri sacri del genere. E anche questo non è da sottovalutare. Serie A, serie B non è pensabile. In edicola si può acquistare qualsiasi autore, da Pirandello e Calvino. Essendo un sostenitore degli ebook, anche in forme più complesse di quelle attuali, trovo che il processo di traferimento dall'edicola alla videolettura sia importante e di interesse garantito. Non trovo sovrapposizione tra la carta e il monitor. Sono due diversi atteggiamenti di lettura e due diversi approcci alla consultazione. Spesso io acquisto un libro in ebook, lo passo velocemente, poi lo compro cartaceo. Se non lo ritengo funzionale alle mie esigenze, lo lascio allo stato di ebook.

Andrea Carlo Cappi: Secondo me la barriera non sarà abbattuta. Certi narratori sono considerati a priori di serie B, che escano in libreria, edicola o digitale. Questa non è, naturalmente, l'opinione dei lettori: un romanzo in edicola un mese può vendere un numero di copie a stento raggiunto da altri in libreria, a meno che non sia imposto con la forza nelle vetrine. E questo nonostante il sovraffollamento delle edicole abbia segnato negli ultimi decenni un calo tanto della narrativa quanto dei fumetti, i cui numeri un tempo erano dieci o cento volte superiori.


Ma i consumatori della narrativa di genere, i lettori, secondo voi sono gli stessi o no? Esiste, secondo voi, una distinzione oggettiva tra il pubblico della libreria e quello dell’edicola?

Annamaria Fassio: No, non sempre i lettori sono gli stessi. In genere chi compra in libreria disdegna l’edicola, mentre un lettore di libri di edicola è più disponibile a farsi tentare dall’atmosfera della libreria. L’edicola, e per estensione “la bancarella” dell’usato, ha dei riti ben precisi, mentre nel negozio tali riti sono diversi: tempi rilassati, possibilità di girare in lungo e in largo per i banchi, di sfogliare un libro, o di leggere interi capitoli, cosa questa che in edicola è praticamente impossibile. Inoltre il frequentatore di librerie ha spesso e volentieri la vocazione, neppure troppo nascosta, del collezionista, mentre il lettore di libri di edicola tende al consumo immediato e, una volta letto, spesso e volentieri il libro va a finire sulle bancarelle.

Carlo Parri: Per esperienza dico che il lettore di collane edicola è, mediamente, più consapevole anche se, talvolta un po' troppo di nicchia. Quella mentalità che tende a costruire un ghetto con confini da difendere. In ogni caso il lettore-edicola è anche lettore-libreria, mentre non è altrettanto vero il contrario.

Andrea Carlo Cappi: C'è un'intersezione tra i due gruppi. Non tutti i lettori seguono entrambi i canali, ma molti sì. Semmai possono esserci inconvenienti che nascono dall'uso di pseudonimi, un tempo ritenuti necessari per l'edicola. Quando nel 2002 uscì dai periodici Mondadori (dove ero già noto anche con il mio nome) il mio primo romanzo firmato François Torrent, nessuno poteva collegarlo al romanzo firmato Cappi che nel frattempo vendeva decine di migliaia di copie in libreria.


Tornando al tema degli ebook, c’è chi sostiene che, specie per le collane dei generi più di nicchia, si arriverà all’estinzione della carta, chi invece crede che proprio i generi più snobbati potranno avvantaggiarsene… voi cosa ne pensate?

Annamaria Fassio: Mah!  Quando è nata la scrittura,   Platone diceva che non era precisamente una buona cosa perché nessuno avrebbe più usato la memoria…Molti insegnanti oggi si lamentano che il computer allontana i ragazzi dalla lettura, mentre invece è esattamente il contrario. La stessa cosa, penso, succederà per gli ebook. Non credo che arriveremo all’estinzione della carta e se ciò avverrà non sarà certo per gli ebook.  E poi sì, penso davvero che i generi più snobbati potranno ricavarne un vantaggio.
Invece non entro nel merito della spinosa questione degli investimenti necessari per impiantare un mercato di editoria digitale. Credo comunque che solo le grandi case potranno aprire tali mercati, ma, ripeto, non sono un’esperta di queste problematiche e preferisco lasciare ad altri la trattazione del tema.

Carlo Parri: Due euro di differenza non giustificano la scelta dell'ebook. Vero è che esistono autentici appassionati della videolettura, che non leggono un libro se non esce in ebook, ma sono numericamente inconsistenti. Un romanzo di collana edicola è un acquisto a prezzo "ancora" come si dice nel linguaggio del mkt.  Dunque facilmente effettuabile anche in tempi di crisi anzi, la crisi sposta sempre più il lettore verso l'edicola per ovviare ai sedici o diciotto euro dell'edizione libreria.

Andrea Carlo Cappi: Non credo a una sparizione della carta, almeno a tempi brevi. Il mercato degli ebook in Italia è ancora poco sviluppato e i libri in digitale hanno il difetto di essere meno visibili: non sono esposti su uno scaffale, su un bancale o in un'edicola, bisogna andarli a cercare nelle librerie online o scoprirne l'esistenza attraverso articoli di siti specializzati o, perché no, l'autopromozione su Facebook. Nonostante i prezzi inferiori, quando un mio titolo è presente sia in libreria (o in edicola) sia in digitale, vende di più nella versione cartacea. D'altra parte di ebook ce ne sono moltissimi, non sempre si possono "sfogliare" e se non si conosce già l'autore, è difficile distinguere tra opere di qualità e lavori di dilettanti.


Credete vi sia una connessione tra i premi letterari, il nome che circola sul web, la pubblicazione in edicola e infine la conquista di uno spazio in libreria?

Annamaria Fassio: La connessione c’è senz’altro però la filiera non è così lineare e non è detto che la conquista di uno spazio in libreria segua questa logica.

Carlo Parri: Oggi di spazio in libreria ce n'è anche troppo. Basta pagare e un ISBN non te lo nega nessuno. Un editore "normale", uno che quando ti pubblica non vuole denaro anzi, te lo dà, mette in libreria autori che hanno superato dei parametri di mercato ben definiti. Vincere un premio per racconti non offre garanzie. Direi che nemmeno un Tedeschi le offre. Serve la pubblicazione con un risultato di vendite eclatante. Il famoso zoccolo duro che, al momento della libreria, sia pronto all'acquisto di un autore che ha già potuto apprezzare. Per il resto, una connessione tra circolazione in rete e vendite non la si può certamente escludere.

Andrea Carlo Cappi: Il mio nome circola sul web da almeno una quindicina di anni, sono uscito con romanzi e racconti in edicola, libreria e ormai anche in digitale, C'è anche chi, come Stefano Di Marino, seguendo gli stessi percorsi, ha una produzione ancora superiore alla mia. Nessuno pensa mai a candidare i nostri libri ai premi sul noir, il thriller, il giallo o come lo vogliamo definire, nemmeno quando usciamo in libreria. Nonostante questo, siamo ancora qui e continuiamo a scrivere. Per i nostri lettori..

domenica 16 dicembre 2012

Stefano di Marino: licenza di... scrivere




Per lo speciale di Pinkafé dedicato alla letteratura da edicola, Elena Taroni Dardi ha intervistato Stefano Di Marino, autore, traduttore, saggista.
Siamo davvero lieti di presentare ai nostri lettori uno fra i più noti scrittori in ambito thriller e noir.
Attenzione, però: non rivelatelo a nessuno. Tutto questo è davvero... Segretissimo


di Elena Taroni Dardi









Lo scenario. Nel 1989 entri nella redazione della rivista Urania e da allora hai sempre lavorato a vario titolo nell’editoria e fin dai primi romanzi, a partire dal 1990, è un fiume inarrestabile di racconti, saggi, romanzi, articoli, per non parlare delle traduzioni e delle altre svariate iniziative e sfide a cui non rinunci mai… ma sei tu a dominare l’avventura o è l’avventura che domina le tue scelte?

SDM Decisamente l’Avventura  sceglie per me. Battute a parte ho sempre scritto. Sin da quando avevo 13 anni non ricordo un periodo della mia vita in cui non ho scritto di avventure o di viaggi. Le prime pubblicazioni risalgono al 1985 proprio sul Varietà di Segretissimo, poi su Gioia e su una rivista di arti marziali che si chiamava Banzai. È il lavoro che ho sempre sognato di fare, la mia vita. Durissima perché è un ambiente veramente difficile ma sono ancora qui. Sposando il Pulp che a volte è un genere sfruttato da aspiranti autori e snobbato dalla critica ma che vanta nomi di prestigio.


Obiettivo: contatto diretto. I tuoi post su Segretissimo a volte raggiungono il centinaio di commenti, hai un tuo blog seguitissimo, la tua pagina Facebook è quasi un’estensione del profilo personale, e poi l’appuntamento settimanale all’Admiral di Milano e veri e propri tour estivi… non può solo essere per promozione. Raccontaci quanto è importante per Stefano Di Marino il rapporto con i lettori.

SDM. Assolutamente fondamentale. Quando ho iniziato non c’erano questi mezzi e, devo dire, non ero troppo convinto che servisse a qualcosa. Poi negli anni ho imparato...che consolo utile per promuoverti (anche a costo di farlo solo con le proprie forze) ma i lettori ti seguono, un po’ sono convinti che Il professionista e il suo autore si identifichino, il che è certamente un’esagerazione. Poi mi piace, mi piace moltissimo. Vedi io ho iniziato facendo la  cronaca degli incontri di Kickboxing. Parlare per due ore durante tutti gli incontri senza fermarsi un attimo. Che scuola... e da lì ho capito che il contatto con il pubblico non solo fa parte del nostro lavoro come la creatività ma è anche un piacere.


Nome in codice. Agli esordi, tu e molti dei tuoi colleghi siete praticamente stati costretti a scegliervi uno pseudonimo esterofilo poiché un nome italiano in copertina, specie in edicola, sarebbe stato più un deterrente che un invito all’acquisto, e questo a prescindere dalle trame o dalla effettiva qualità del romanzo… ti sembra che oggi le cose siano cambiate, che i lettori siano più consapevoli, o il nome straniero ha sempre più appeal di uno italiano?

SDM. Ti confesserò una cosa. Sono un assassino! Di tutti gli pseudonimi che ho usato dall’inizio degli anni ’90 per le ragioni che hai appena esposto (esterofilia degli editori e dei lettori) ho eliminato tutti questi scomodi avatar salvo Stephen Gunn che è un po’ un brand e non avrebbe senso firmare con il mio nome una serie che ne ha già proposti 35... almeno su Segretissimo. Per il resto adesso firmo tutto il resto con il mio nome vero.


Destinazione. Il tuo personaggio più noto, Chance Renard, ha vissuto avventure e sgominato intrighi in tutto il mondo in un tourbillon di capitali e luoghi esotici… per gratificare l’autore, il personaggio o i suoi lettori? Quale dei tre si è ‘divertito’ di più?

SDM Egoisticamente il suo autore. Io poi spero che la cosa sia gradita anche ai lettori. Chance è nato per essere ‘un personaggio per tutte le avventure’ dalla spy, al noir, all’avventura tout-court e (nel caso delle storie delle Brigate del Tigre) anche del thriller storico. Mi sembra una buona formula per non cristallizzare la serie. Oggi - grazie alla tv soprattutto - l’immutabilità delle serie è un concetto superato. Ogni tanto, abbastanza spesso, ci vuole un cambio di marcia, un reboot. Batman e 007 insegnano...


Equipaggiamento. Durante i ventitré anni della tua carriera, le nuove armi, veicoli e dotazioni, le tecniche stesse di guerra e guerriglia, sono cambiate alla velocità della luce… quanto impegno ha richiesto, richiede, mantenerti aggiornato per inserire tutti quei piccoli, ma anche non tanto piccoli, particolari che fanno la differenza nei tuoi romanzi e che il genere spy-action richiede?

SDM. Un aggiornamento continuo. Io leggo continuamente cose tecniche, aggiornamenti di geopolitica. In particolare la rivista francese  Diplomatie è utilissima per  il background  della vicenda, poi ci sono riviste e libri sulle armi e la tecnologia. Ora io sono un sostenitore dell’Hum-Int, lo spionaggio che privilegia il  ‘fattore umano’ ma non si può restare fermi al raggio della morte e alle fotocamere miniaturizzate quando con il cellulare puoi fare facilmente quello che gli agenti anni ’60 facevano con i gadget della sezione Q. però bisogna sempre trovare una via di mezzo per raccontare una storia dove sono le persone che agiscono. Un esempio. La video sorveglianza sembra non lasciarci mai, ma c’è un tale flusso di informazioni e immagini che a volte non sai dove cercare. Infatti spesso si trovano indizi ‘dopo’ un attentato, mai prima.... per quello ci vogliono le vecchie spie. I lampionai, come scriveva LeCarré.


La squadra. Parafrasando: squadra che vince non si cambia, e infatti Chance nelle sue avventure finisce per circondarsi di quelli che considera ‘fidati’. Poiché il suo lavoro è la sua vita è inevitabile che gli affetti per lui siano i colleghi, i compagni di avventura, con i quali ha rapporti complicati che però spesso, per esigenze di trama, vengono lasciati in secondo piano… è per questo che ci sono svariati racconti collaterali tesi a chiarire questi rapporti? Parlaci dell’ultimo, Gangland-Cracovia un affare di donne, che generosamente hai pubblicato gratis su Thriller Magazine…

SDM. Nel corso degli anni Chance ha avuto diversi comprimari. Alcuni sono scomparsi per esigenze di narrazione, altri sono andanti in pensione per limiti di età. Altri invece tornano anche se non in tutti gli episodi. Le donne, in particolare. Gangland-Cracovia un affare di donne l’ho scritto per accompagnare Nero Criminale che è una storia a sé, per ora pubblicata fuori collana perché è più un noir che uno spionaggio. E presenta Antonia e la Bimba in una luce diversa. E mi pareva giusto che, per una volta, fossero loro le protagonista. Ma non è una trovata solo mia. Molti maestri del thriller hanno creato degli spin-off dei loro comprimari più riusciti. Come sempre dico, non s’inventa mai nulla. Il nostro lavoro è quello del nano che sale sulle spalle del gigante.


Cherchez la femme. Inutile girarci attorno, il target a cui si rivolgono molti dei tuoi romanzi è maschile. Un uomo che scrive per uomini, c’è da aspettarsi personaggi femminili stereotipati, descrizioni in linea, e invece… invece le donne sono tutte donne forti, spesso con passati difficili alle spalle, donne che hanno fatto scelte nette e decise, anche di grande complessità, sono magari un po’ tutte troppo attratte dal Professionista, ma non sono mai scontate e, soprattutto, sono sempre rispettate (anche perché reagiscono molto male alla mancanza di rispetto!): parlaci di loro, qual è la tua preferita?

SDM. È vero che il target medio delle mie storie è un pubblico maschile...ma non maschilista. Le donne mi piacciono, forse è per questo che riservo loro sempre dei ruoli che, pur nei canoni del filone, mantengono una loro dignità. Di tutte quelle che hanno incrociato la strada del  Professionista ne ricordo tre diversissime tra loro ma  sempre modelli di femminilità forte, volitiva, sensuale e non piagnona o inutilmente femminista.  Mimy Oshima che un po’ è invecchiata con il prof, la donna che avrebbe voluto avere vicino per tutta la vita e che forse ama davvero. Poi c’è la Bimba che per molto tempo è stata un surrogato di figlia. È un personaggio in evoluzione, molto diversa dagli esordi. Adesso è una donna e il prof se ne accorge e deve prenderne atto. Poi c’è Antonia che è una vera dark lady, durissima, cattiva a volte, il lato oscuro. Che ha sempre il suo fascino...


Rendez-vouz. Gangland Blues (Segretissimo 1573) è un po’ una pietra miliare nella storia personale del personaggio Chance, ma credo anche sia stata una scommessa del suo autore e forse persino della collana, Segretissimo, che raramente è uscita con ambientazioni italiane… vuoi parlarcene? Come è nata l’idea e come è stata accolta dai lettori?

SDM Considero (immodestamente) Gangland Blues uno dei romanzi più riusciti della serie e su Milano in generale.... in verità esistono già due altri episodi precedenti che propongono l’ambientazione milanese e italiana. Gangland (del 2007) e Tiro all’italiana (del 2010). L’idea mi venne nel 2005. Ero stufo di sentire parlare di thriller italiano con isoliti commissari buonisti....ho voluto raccontare la mia città come la vedo io. Al lettore l’esperimento è piaciuto tanto che Gangland Blues fu il Segretissimo che vendette di più nel 2011 superato solo da Nome in codice Loki uscito qualche mese più tardi. Ritengo però che le avventure tutte milanesi siano più noir e così le scrivo  piazzandole, per il momento, in altri contesti. Come è accaduto per Vendetta e per Nero criminale.


Rapporto. Negli ultimi anni, ma mi sentirei di dire soprattutto in questo 2012 che sta volgendo al termine la novità degli ebook si sta imponendo nel mercato editoriale… cosa ne pensi? Credi che l’ambiente ‘edicola’ verrà influenzato nel prossimo futuro? E soprattutto, data la tua lunga e variegata esperienza, credi che gli operatori siano preparati?

SDM Discorso molto difficile. Sono un sostenitore dell’editoria digitale...ma in un futuro che purtroppo almeno da noi è ancora un po’ lontano. Forse sarà l’effetto della crisi economica o forse il semplice fatto che non è mettendo in mano a uno un ‘coso’ elettronico che lo si convince a leggere. Io voglio esserci sin da principio, ma sono ancora convinto che l’edicola per le nostre pubblicazioni popolari ed economiche, facilmente fruibili da tutti, possa dare delle soddisfazioni e sia ancora il principale campo di battaglia. Per questo sono molto compiaciuto del rinnovo delle collane Mondadori. Ovviamente qualsiasi sforzo dell’editore per sostenerle è gradito...


Missioni future. So che è quasi pronto Professionista story n. 3, una collana ad-hoc di Segretissimo che, non solo ripropone cronologicamente tutti i romanzi che hanno come protagonista Chance Renard, grazie alla tua straordinaria verve creativa, colma le lacune con romanzi inediti di raccordo in ogni uscita trimestrale; sei in libreria con Nero Criminale edito da Edizioni della Sera, sei il cuore stesso della rivista digitale Action (dbooks.it) e hai persino pubblicato un romanzo breve sentimentale sulla rivista Confidenze… più che chiederti dei progetti futuri sarebbe forse meglio chiederti la meta delle prossime vacanze, ma siccome sto intervistando il Mister Mission Impossible italiano la butto qui: in futuro vedremo più Stephen Gunn in edicola o più Stefano di Marino in libreria e nel web?

SDM. Parliamo di viaggi e vacanze per prima cosa. Se la situazione generale migliora vorrei molto concedermi ancora un viaggio in Sud est asiatico che è la zona che amo di più al mondo. Altrimenti più modestamente proseguirò le mie storie in cerca di location(e libri...) in Europa. A un viaggio a Parigi non rinuncio mai. Sul piano editoriale si annuncia un gennaio di fuoco. Non solo per il Professionista story(che contiene Appuntamento a Shinjuku che è un po’un classico ma anche l’inedito L’assalto) ma anche per il racconto Donna con viso di Pantera che uscirà nella raccolta del Giallo intitolata Giallo24. Una storia di trenta pagine ma cui tengo molto. Un thrilling all’italiana, di ispirazione argentina come piacciono a me, del genere che pubblico anche su Confidenze. Thriller dove non si spara, con misteri e omicidi da scoprire. Un po’ diverso dal mio abituale filone ma che amo moltissimo .E a tornare in libreria non ho rinunciato davvero. Ho in testa un paio di storie. Aspetto solo l’occasione giusta. Certi pensano che se non hai fatto il ‘botto’agli  esordi ti siano chiuse tutte le strade. Forse..e forse no. Ho una testa durissima. Anche per continuare in digitale, campo che è veramente molto difficile come dicevamo. Un saluto a tutti voi,redazione e lettori, ci vediamo sulla pagina :-)

giovedì 13 dicembre 2012

Editoria in Edicola, parla Franco Forte

di Faye e Astasia



Franco Forte è uno scrittore di successo: l’ultimo dei suoi romanzi “Il segno dell'untore” (Mondadori 2012) si è aggiudicato il Premio Fiuggi Storia 2012, uno dei più importanti premi letterari dedicati al romanzo storico.
È autore Mediaset per le serie TV "Distretto di Polizia" e "RIS: Delitti imperfetti", sceneggiatore, giornalista e direttore responsabile delle riviste "Writers Magazine Italia", "Robot" e "Delos Network", il network di siti di Delos Books.
Dal 2011 Franco Forte è anche Direttore Editoriale delle collane da edicola Mondadori I Gialli Mondadori, Segretissimo, Urania.
È in tale veste che Pinkafé lo ha contattato per rivolgergli alcune domande volte a comprendere il mondo della realtà editoriale rivolta al grande pubblico che acquista i propri libri in edicola.





Pinkafé è orgoglioso e felice di ospitare Franco Forte, al quale diamo il benvenuto.
La sua esperienza all’interno delle collane da edicola della Mondadori è iniziata anni fa come traduttore, autore e consulente editoriale. Oggi è direttore di collane storiche e di provato successo: vuole illustrarle ai nostri lettori?


Be’, direi che queste collane si raccontano da sole, grazie alla loro storia. I Gialli Mondadori hanno più di 80 anni, e sono la collana che ha dato il nome a questo genere letterario: il giallo lo chiamiamo tale proprio in riferimento al colore delle copertine di questa collana, non viceversa. Urania, dedicata alla fantascienza, ha compiuto quest’anno il 60° compleanno, ed è ormai un’icona della science fiction nazionale. Segretissimo, infine, è l’unica collana di romanzi dedicati alla spy story e all’action non solo in Italia, ma in gran parte del mondo.


Mediamente qual è il volume di affari che ruota intorno alle pubblicazioni vendute in edicola?

Il volume è molto grande, da una parte perché pubblichiamo moltissimi titoli (sessanta gialli all’anno, una trentina fra le varie proposte di Urania e un’altra trentina fra quelle di Segretissimo, quindi parliamo di 120 romanzi ogni anno), e poi perché il parco edicole è vastissimo e per coprirne quante più possibile le tirature sono molto alte, ben superiori alla media di quelle fatte registrare dai romanzi destinati alle librerie. D’altra parte, i nostri libri hanno prezzi di vendita molto bassi, pur presentandosi come romanzi di qualità a tutti gli effetti, e questo sta attirando molti lettori che, in tempo di crisi, preferiscono contenere le spese per la narrativa (senza per questo rinunciare a prodotti ben fatti).


Il suo ruolo comporta delle scelte: come “si sceglie” un’opera da pubblicare? Quali requisiti deve soddisfare?

Questa è la parte più delicata e difficile del lavoro. Si cerca di pubblicare gli autori consolidati, quelli che dimostrano (numeri di vendita alla mano) di avere un pubblico, e al contempo si va a caccia di nuovi talenti, di promesse capaci di stimolare l’interesse dei lettori, magari per allargare il ventaglio di acquirenti. Naturalmente, a volte si seguono le correnti letterarie del momento, altre gli autori che dimostrano la capacità di innovare, ma non sempre la risposta del pubblico è soddisfacente, così mese dopo mese, fascicolo dopo fascicolo, la collana muta e si adatta a seconda delle esigenze dei lettori, che sono piuttosto variegate, visto che il pubblico dell’edicola è quello che passa e acquista per un impulso del momento (coloro che fanno acquisti regolari sono la minoranza, purtroppo).
Quello che dobbiamo fare è cercare di interpretare questo “gusto di passaggio” e invogliarlo con proposte allettanti, a cui non sappiano resistere. A volte ci riusciamo molto bene, altre no.


A quale pubblico si rivolgono principalmente i romanzi venduti in edicola?

Come ho detto più sopra, a quello più vario ed eterogeneo che ci sia, perché in edicola ci vanno tutti, e se ci cade l’occhio su qualcosa magari lo acquistiamo, altrimenti no. C’è poi uno zoccolo duro di appassionati che acquista regolarmente le nostre collane, ma a quel punto preferiscono abbonarsi, così da avere la certezza di ricevere i volumi a casa spendendo quasi la metà rispetto agli acquisti singoli.


Quali sono le differenze o i punti in comune fra il pubblico che legge i romanzi da edicola e quello che acquista solo in libreria?

La mia esperienza mi dice che c’è una differenza enorme. Chi compra in libreria è più abituato a guardare sugli scaffali, a cercare, a giudicare le copertine e a leggere le quarte, a soffermarsi un attimo fra i bancali per vedere se qualcosa attira lo sguardo, se un libro incuriosisce. Il cliente dell’edicola è quello che passa di fretta, che non ha tempo da perdere mettendosi a guardare che cosa sfavilla sugli scaffali, e quindi bisogna catturarlo all’istante, altrimenti lo perdiamo. Una clientela più di consumo spicciolo, possiamo dire, di difficile catalogazione. Il che rende più difficile anche realizzare un prodotto che possa soddisfarla come si deve.


Quanto l'avvento di Internet ha modificato il pubblico e le collane?

Mah, più che Internet, direi l’ebook. Questo sì sta cambiando le cose. Noi verifichiamo ogni giorno un grande interesse verso la versione digitale dei nostri libri, e questo, per fortuna, senza un decremento proporzionale delle vendite in edicola. Il che significa che l’ebook ci sta portando clienti nuovi, diversi da quelli dell’edicola e più abituati a ragionare come i frequentatori delle librerie. Un’opportunità magnifica per ampliare il pubblico e avere dati certi di vendita di titoli e autori.


C'è qualcosa che è mutato in modo rilevante nel corso degli anni, oppure le collane  rimangono, salvo modifiche fisiologiche, sempre le stesse?

Abbiamo cambiato tutto, nell’arco di due anni. Formato, grafica di copertina, interni, autori. Ultima in ordine cronologico Urania, che ha festeggiato i 60 anni di vita con un cambio di grafica e formato, come già era successo per i Gialli nel 2011 e per Segretissimo all’inizio del 2012. Dopodiché, ci sono sottocollane che muoiono e altre che nascono, in un continuo tentativo di variegare l’offerta e cercare di captare le istanze di questo frenetico pubblico da edicola che non si ferma mai.


I gusti dei lettori come si sono evoluti?

Molto poco, direi. I classici, infatti, sono quelli che vanno sempre per la maggiore, in tutte le nostre collane.


Gli autori che pubblicano nelle collane da edicola hanno una grande diffusione e un pubblico assai vasto; tuttavia, nonostante non rappresenti più il luogo di vendita delle “eccellenze”, ogni scrittore aspira a vedere il proprio lavoro collocato sugli scaffali di una libreria. Scrivere per l’edicola rende il passaggio alla libreria più facile o, al contrario, vincola l’autore a questo settore?

Il fatto è che un libro da edicola sta fuori un mese, poi scompare. In libreria dura di più, soprattutto se appartiene a una collana che riesce a fare catalogo, e quindi a rifornire i propri titoli indipendentemente dalle singole vendite. A fronte di questo, è ovvio che un autore preferisca la libreria, anche se poi, a conti fatti, venderebbe di più in edicola (a parte i casi di bestseller, ovviamente). Pubblicare con l’edicola non è un viatico per le collane da libreria, né un impedimento. Sono semplicemente due canali diversi, così come l’ebook diventerà presto un terzo sentiero da percorrere, anche in originale.


Gli autori italiani devono confrontarsi con la maggiore offerta rappresentata dal mercato internazionale e con una certa esterofilia dei lettori: questo può comportare che – pur sulla base di una parità qualitativa – sia preferito l’autore straniero a quello di casa nostra?

E’ sempre così, purtroppo, anche se da qualche anno le cose stanno migliorando. Del resto, non c’è altro modo per dimostrare ai lettori che anche gli italiani sanno scrivere bene, se non quello di proporre romanzi di valore. E per farlo l’edicola mette in campo delle iniziative uniche nel loro genere, come per esempio il Premio Tedeschi per il giallo e il Premio Urania per la fantascienza, che consentono di valutare dattiloscritti italiani con grande attenzione, e scegliere il migliore da pubblicare, che viene regolarmente premiato da pubblico, che lo acquista con lo stesso interesse dei tanti stranieri che vanno per la maggiore.



giovedì 29 novembre 2012

Alfonso Zarbo, la passione per il Fantasy

di Hasmina



In occasione del nostro speciale “Fantasy Explorer”, Pinkafé ha il piacere di intervistare Alfonso Zarbo, un giovane dinamico e poliedrico che ha fatto della sua passione per la narrativa fantastica un punto d’incontro delle sue molteplici attività. Autore di racconti e romanzi fantasy, Alfonso lavora infatti nel mondo dell’editoria fin dal 2009, ricoprendo ruoli e mansioni diverse. Collabora con la redazione di Fantasy Magazine, è stato curatore di romanzi, antologie e collane, si occupa di editing per diversi marchi editoriali e lavora come professional blogger della collana Chrysalide, per Mondadori. Dal 2012 è vicepresidente del festival San Giorgio di Mantova Fantasy, in occasione del quale, si è aggiudicato il terzo posto del Premio Letterario Nazionale Cittadella con il suo ultimo romanzo La Via dell’Acciaio (Linee Infinite Edizioni)


Benvenuto Alfonso, è un piacere averti ospite nel nostro blog. Per iniziare, ti va di raccontarci qualcosa di te per presentarti ai nostri lettori?

Il piacere è tutto mio, davvero. Che dire? Ho venticinque anni e, da quattro, mi occupo di editoria, in particolare di narrativa fantastica. Quando le dita non scorrono sulla tastiera, di solito stanno sfogliando un libro, passione che coltivavo già da ragazzino prima di andare a dormire, poi durante le lunghe “avventure” in treno (chi lo usa spesso sa bene quanto imprevedibile possa essere) per andare all'università e ora per buona parte della giornata. Il tempo per le altre passioni è di conseguenza molto poco, ma la musica hard rock e metal, le serie tv e la passione per la Storia confluiscono, un po' come capita per  qualunque autore, in quello che metto sulla carta.


Scrittore, collaboratore di redazione, curatore, organizzatore di eventi culturali, editor... ogni sfumatura della tua carriera professionale ruota attorno al fantasy. Come nasce questa passione?

Mi viene da sorridere a quanto impensabile (e azzardato) possa essere stato il mio percorso professionale. Ancora oggi chiedono alla mia fidanzata di che mi occupo e lei non trova le parole per rispondere.
La passione per il fantasy e l'avventura, però, è nata già da bambino: indiani e soldatini al posto delle micro machines, spade di legno invece di un pallone da calcio e tante, tante ore alla tv in compagnia di Hercules, Xena e Dragonheart. Ancora non conoscevo il significato del fantasy, ma i miei genitori sapevano che ovunque ci fossero lame scintillanti, quella cosa avrebbe fatto al caso mio.


Quando non scrivi, cosa ti piace leggere? Ci sono degli autori in particolare che ti hanno ispirato?

Soprattutto romanzi fantasy e storici. I miei “mentori” sono Robert E. Howard (Solomon Kane, Bran Mak Morn, Conan il barbaro), Conn Iggulden (serie di romanzi storici su Gengis Khan e su Giulio Cesare), Bernard Cornwell (Saga dei sassoni), Alan D. Altieri (nel campo del fantasy, Magdeburg), Wolfgang Hohlbein (Nell’abisso) e i poemi epici.
Immancabili, maestri del calibro di Arthur Conan Doyle, George R.R. Martin e Andrzej Sapkowski.
Non molto tempo fa sono rimasto sorpreso da Mark Lawrence (Il principe dei fulmini, Newton Compton), impreziosito dall'abilità del traduttore Leonardo Leonardi. Ora sto leggendo Inkearth di Cornelia Funke.


Nel panorama letterario del fantasy, ci sono dei titoli che, secondo il tuo giudizio, sono da considerarsi dei “must” e che dovrebbero essere letti da coloro che desiderano avvicinarsi a questo genere?

Che piaccia o non piaccia, Il signore degli anelli rientra nei classici da leggere. Ma ne esistono molti altri, e bisognerebbe rimboccarsi le maniche e dare la caccia ad autori e testi del passato, dalla Chanson De Roland e Beowulf al Castello dei destini incrociati di Italo Calvino. Io sono un amante del fantasy epico e non posso fare a meno di Robert Ervin Howard, ma se amate l'urban fantasy vi suggerisco i romanzi della trilogia (poi ampliata) dei Guardiani della notte del russo Sergej Luk'janenko.


Come nasce un romanzo fantasy? Esistono regole che uno scrittore fantasy deve seguire?

La stesura di un romanzo fantasy non è differente da quella di qualsiasi opera di genere narrativo. L'importante è seguire gli stessi presupposti logici che regolano la vita comune. Per dirla in modo semplice, non possiamo generare una palla di fuoco dal palmo della mano se il mondo in cui è ambientato il romanzo non prevede l'utilizzo della magia. Fornite sempre una spiegazione logica, qualunque cosa scriviate.


Tra i tuoi lavori spicca la saga di “Ivengral”, per il momento composta da due romanzi, “Ivengral” e “La via dell’acciaio”. Vorresti presentarci quest’opera?

La saga di Ivengral è un'opera fantasy di “vecchio stampo” nella quale ho cercato di riunire le atmosfere dei sottogeneri più avventurosi, dal dark fantasy allo sword & sorcery e all'epica-cavalleresca. L'obiettivo che mi sono prefissato con La via dell'acciaio (Linee Infinite Edizioni, maggio 2012) è stato puntare al massimo verso uno stile personale, legato più alla narrativa storico-avventurosa che alla cosmologia del Signore degli anelli.
Il primo volume (2010) racconta la storia di Aradras e Uldaric, un elfo delle tenebre e un cavaliere nero. Due personaggi apparentemente malvagi, perché nella vita hanno conosciuto soltanto la legge del più forte, ossia del nuovo impero in espansione. Ma quando l’intero mondo in cui vivono si ritorce loro contro, non resta che lasciarsi morire oppure allearsi con lo schieramento nemico. Scelgono di combattere. Non è situazione semplice, perché non solo perdono ogni legame con il proprio mondo d'origine, ma devono chiedere aiuto ai rivoltosi del fronte opposto, i quali da sempre vedono elfi delle tenebre e cavalieri neri come acerrimi nemici. L'unica possibilità di unire i protagonisti con quelli che diventeranno presto i loro alleati sarà l'elemento dietro al quale si cela il titolo della saga: Ivengral.
La Via dell’Acciaio è ambientato a Nisroc, la sola città abbastanza grande situata tra l'isola di Sakaras dove si concludono le vicende del primo volume e le Montagne Infuocate che descriverò nel terzo. Proprio perché posizionata in un punto strategico, Nisroc è piena di soldati e mercenari al soldo dell'Hexenmaister, il demone che ha dato via alla guerra tra i due fronti e ha trasformato il regno degli uomini in un impero. Aradras, Uldaric e gli elfi della luce che li accompagnano cercheranno di penetrare nella città senza farsi riconoscere, ma prima di riunirsi Uldaric verrà attirato dalle grida di una ragazza in fuga e si troverà catapultato in una lotta dove dovrà sfoderare ancora una volta Unrein, la spada bastarda illustrata sul fronte di copertina e dietro alla quale si nasconde un frammento molto, molto importante del suo passato.


Nel tuo ultimo racconto “Paranormal Death”, scritto per l’antologia “Uno sguardo verso il cielo” (Linee Infinite Edizioni), ti sei cimentato per la prima volta nel paranormal romance. Come hai trovato l’esperienza? Cosa ne pensi di questo genere molto quotato soprattutto tra il pubblico femminile?

Diciamo solo che Paranormal Death non è proprio quello che ci si aspetta da un fan di Twilight. Sentencia, la protagonista del racconto, ha una visione tutta sua dell'amore per le cose che brillano...


Qual è la situazione attuale del fantasy italiano? Qualche considerazione sull'editoria italiana nei confronti del fantasy?

Il fantasy italiano è in continuo sviluppo. Non quanto quello straniero, certo, ma sono in molti a darsi da fare: penso alla collana Chrysalide di Mondadori, con Licia Troisi, Francesco Falconi, Dorotea De Spirito e Leonardo Patrignani, e agli scrittori con meno visibilità ma tanto, tanto talento e spirito di iniziativa, tra i quali Fabiana Redivo, Luca Tarenzi, Giuseppe Pasquali, Paola Boni, Thomas Mazzantini e moltissimi altri.
L'editoria italiana ha ottimi rapporti con il fantasy: pensate ai già citati George R.R. Martin e Andrzej Sapkowski, alla Rowling e a Suzanne Collins. Forse, però, sarebbe necessario guardare meno al fenomeno commerciale e approfondire la conoscenza degli scrittori italiani. Ma affinché avvenga anche noi dobbiamo piantarla con la lagna dello scrittore incompreso e proporre qualcosa di nuovo.


Cosa consiglieresti a quegli scrittori, o aspiranti scrittori, che vorrebbero cimentarsi nel genere?

Sarò banale, ma leggete tanto. Puntate su una lettura intensa però, che miri a strappare di dosso gli elementi secondari della narrazione per mettere a nudo lo scheletro della struttura. Studiate le virgole, i periodi, la caratterizzazione dei personaggi, i dialoghi, le figure retoriche e la vena poetica che si nasconde anche dietro alla prosa del testo. Il compito dello scrittore consiste anche in questo.


A cosa stai lavorando ultimamente? Hai voglia di svelarci qualche progetto futuro?
Grazie per essere stato qui su Pinkafé.

Grazie a voi per avermi accolto. Attualmente sto lavorando a un ciclo di romanzi, racconti e fumetti intitolato Ivory & Blood, che ha come protagonista un cacciatore di draghi in cerca della redenzione. Il romanzo e i racconti saranno disponibili nel 2013 su Amazon, mentre i fumetti – a opera di Mattia Zoanni (Mytico!, Corriere della Sera) – potranno essere scaricati gratuitamente dal sito http://ivoryandblood.blogspot.it/
Per tutto il resto, vi rimando al mio sito ufficiale: http://alfonsozarbowriter.blogspot.it/

sabato 3 novembre 2012

L'oscuro mosaico di Ornella Albanese

by Andreina


L'oscuro mosaico è finalmente arrivato in libreria! Sono veramente felice che Ornella Albanese abbia scritto questo libro che si prospetta meraviglioso solo guardando la copertina. Confesso che appena l'ho vista, la mia mente ha elaborato subito una sola parola: bellissima.
Essendo la storia incentrata sul mistero del  mosaico che si trova all'interno della cattedrale di Otranto, la cover rispecchia quella che è l'anima del romanzo; Nonostante questo  sia un sequel del precedente libro L'anello di ferro ( QUI ) può essere tranquillamente letto da solo.  Anche questa volta i personaggi secondari del primo libro sono emersi dal loro ruolo con prepotenza, per cui Ornella Albanese si è dovuta rassegnare e scrivere la  storia su uno di loro! Caspita, non si possono creare figure meravigliose e lasciarle nell'oblio!
Per quanto mi riguarda, questo romanzo dalla cover fantastica verrà  molto presto affiancato a gli altri libri dell'autrice nel loro posto speciale sulla mia libreria...però c'è ancora tanto spazio! Capito Ornella?


Sito ufficiale dell'autrice QUI








Una cattedrale in Terra d'Otranto.
Un mosaico che nasconde la soluzione di efferati delitti.
Un guerriero impavido e un investigatore saraceno di nome Yusuf…


Il fiero Livio si innamora della fanciulla sbagliata, la bellissima e nobile Mirta, promessa fin da quando aveva tre anni al cugino.
Deciso a sfidare tutti pur di conoscerla, il ragazzo viene catturato e punito con ferocia.

Anni dopo Livio è divenuto un cavaliere invincibile, la cui fama lo precede, ma non ha dimenticato né i suoi nemici né Mirta. Quando i loro destini tornano a incrociarsi Livio viene però coinvolto nei misteriosi assassinii di due giovani donne.
Sarà il saraceno Yusuf Hanifa a intuire che la soluzione dei delitti si nasconde tra gli inquietanti mosaici della cattedrale di Otranto.

Livio e Mirta si incontrano dunque ancora una volta per perdersi di nuovo… ma tra efferati delitti, separazioni e vendette, riusciranno forse a superare tutti gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione del loro amore.




Presentazione dell'Autrice

Un pomeriggio a Gallipoli. Guardando il mare, proprio lì dove sembra toccare il cielo, ho intravisto la linea più scura di una terra. Mi hanno detto che si trattava della Calabria e in quel momento, all’improvviso, ho capito come avrei scritto il romanzo di Livio. Vi ricordate Livio, quel bambino “con il cuore nero” che appare ne L’anello di ferro? L’Oscuro mosaico è la sua storia, una vicenda completamente autonoma rispetto al precedente romanzo, legata da fili quasi invisibili. E’ la storia di un bambino che fugge dal proprio passato, già molto difficile, e che diventa adulto con il peso di quel passato sulle spalle. La terra dove lui si rifugia è la Terra d’Otranto e la sua patria sembra lontana, eppure è vicina, visibile sul pelo dell’acqua nelle giornate più limpide.

Passa del tempo, Livio si costruisce una vita nuova, sogna sull’amore come solo un adolescente può fare, ma è un amore proibito ed è di nuovo costretto alla fuga. Diventa un guerriero, un uomo più forte delle proprie passioni, ma i suoi nemici riescono a ordire contro di lui una trama senza vie d’uscita. A questo punto entra in gioco il mosaico. Si tratta del mosaico che ricopre l’intero pavimento della cattedrale di Otranto. Nel complicato intreccio di figure, di animali e di mostri si nasconde una verità davvero difficile da decifrare.
Quello che mi è piaciuto di più, scrivendo questo romanzo, è stato immaginare i luoghi che conosco e che amo guardandoli attraverso gli occhi dei miei personaggi. La Terra d’Otranto, con Lecce, Castro, Gallipoli, le grotte di Roca Vecchia… Passeggiavo per quei luoghi, osservavo la vegetazione senza tempo, le cale, le scogliere, le grotte e cercavo di immaginare come potessero essere quasi mille anni fa. E poi mi è piaciuto dare vita a personaggi che avevo conosciuto solo attraverso poche righe sui libri di storia. Guglielmo il Malo, nella sua residenza arabeggiante di Palermo, circondato da concubine e da eunuchi, il suo consigliere Maione, la complessa personalità di Tancredi d’Altavilla, nipote bastardo del re, che lotta per conquistare un trono che è convinto gli spetti di diritto.
Il romanzo è ricco di vicende e  di personaggi. Su uno sfondo storico molto affascinante, si dipana la storia di un amore forte, quasi violento, che resiste al tempo e che si intreccia a un mistero da risolvere tra le tessere di pietra di un mosaico.


(Fonte)




Estratto del libro

Guardate pure il cielo, ma non dimenticatevi della terra.
 (Lynneth, della Casata di Drengot)

Era una notte senza tempo. Abbracciava la terra come un manto silenzioso, isolandola in un bozzolo di tenebre.
Yusuf Hanifa, il medico guerriero, varcò il portale della torre e uscì in quel buio. Se lo sentì scivolare addosso come materia fluida, tiepido e leggermente umido. Poi lo udì animarsi di un fremito di foglie.
Brezza leggera, pensò, slacciandosi il mantello.
Nella sua vita lui aveva incontrato innumerevoli venti e di tutti aveva amato la forza. Li aveva seguiti o li aveva contrastati perché è questo che gli uomini fanno sulla terra: seguono il vento o si oppongono a esso.
C'erano le raffiche di burrasca che portavano profumi di terre lontane. Percuotevano il mare incupito, gonfiandolo, e scagliavano onde spumose contro la costa.
C'era il vento magico che disfaceva e ricomponeva il paesaggio, nel deserto dei padri, spazzando via le dune di sabbia e ricreandole più in là subito dopo. Vento pungente di mille granelli sottili.


C'erano le folate tese delle colline di Tarsia, che sibilavano tra gli alberi rendendo limpido il cielo e nitido il paesaggio.
E poi lui aveva esperienza anche del vento insidioso che fruga nell'animo degli uomini, portando alla luce antichi rancori e segreti sepolti dal tempo.
Quella invece era una brezza leggera, quasi l'ansito della notte.
Fermo nel cortile, Yusuf ne respirava piano gli odori. Erba tagliata, resina, biada fresca. Si girò piano verso le stalle e avvertì sentore pesante di bestie.
In notti come quelle, Yusuf Hanifa si interrogava sui misteri della vita e non riusciva a decifrarne neppure uno. Un rompicapo attraente e impossibile.
D'altra parte i misteri non sarebbero tali, si diceva, se un piccolo medico arabo avesse avuto il privilegio di svelarli.
Uno scalpiccio leggero lo fece trasalire. I suoi occhi si erano abituati al buio, così riuscì a percepire una piccola ombra veloce. La riconobbe dal rumore irregolare dei passi e con lunghe falcate silenziose la seguì.


Ecco a voi care lettrici, il booktrailer di L'oscuro mosaico, realizzato dalla bravissima Silvia Basile
(Sito di Silvia Basile )






giovedì 4 ottobre 2012

"Il tempo tagliato" di Silvia Longo

di Faye



Silvia Longo è nata a Cuneo nel 1965 e vive ad Alba con il marito e il figlio.
Lavora presso una cooperativa sociale che si occupa del recupero e del reinserimento di persone in situazioni di disagio.

Il  tempo tagliato, edito da Longanesi per la collana “La Gaja Scienza” è il suo romanzo d’esordio.

A poco più di quarant’anni, Viola si sente vuota e inutile. Suo marito, acclamato direttore d’orchestra, affascinante ed egocentrico, cui Viola ha dedicato ogni istante della sua vita, è morto da poco. Le giornate di Viola sono ora scandite dalla solitudine e dai ricordi. Durante una manifestazione in onore del marito, in un caldo pomeriggio di giugno, Viola incontra un uomo e poco dopo gli chiede di portarla via dalla festa. Inizia così una vera e propria fuga, durante la quale Viola comincia a raccontare la storia del suo matrimonio, un matrimonio come tanti e allo stesso tempo eccezionale. Ma mentre racconta Viola comincia a porsi delle domande che la porteranno a scoprire un’inattesa e sconvolgente verità…

Pinkafé è lieto di ospitare Silvia Longo, autrice italiana che esordisce per Longanesi con un’opera di grande densità e spessore drammatico, e che ha gentilmente accettato di rispondere alle nostre domande.
Benvenuta, Silvia. La tua opera prima è senz’altro il miglior biglietto da visita, come per ogni autore. Tuttavia, coloro che ancora non hanno letto il tuo libro sono sicuramente interessati a conoscerti un po’ più da vicino.
Puoi dirci come nasce Silvia Longo scrittrice?


Grazie a Pinkafé, intanto. E a te, che hai letto con tanta attenzione e sensibilità il mio libro.
Provo a risponderti così: immagina una bambina che si diverte a fare i compiti di italiano, e che a un certo punto si accorge che scrivere, da dovere scolastico, è diventato un piacere. Allora inizia a scrivere piccole storie e poesie, ma non le condivide con nessuno. Le cresce dentro, di pari passo, il piacere della lettura. C’è uno scaffale spazioso nella casa in cui vive, è alto che quasi tocca il soffitto, e lei – esauriti i libri per ragazzi  – comincia a leggere quelli che trova sui ripiani più bassi fino ad arrivare a quelli posti in alto. Quando ne trova uno che la emoziona particolarmente, prova a imitare lo stile dell’autore. Scopre la gioia di lasciarsi fluire sui fogli, e la difficoltà a raggiungere i livelli che si prefissa. Ma non si dà per vinta. Sceglie gli argomenti – devono suonarle autentici - e cura la parola, nel corso degli anni, con umiltà, fino a sentirsi pronta per il confronto decisivo: quello con i lettori.

Nel tuo passato di autrice ci sono poesie, fiabe e racconti. Come mai per il tuo esordio hai scelto una storia così densa e potente?

Credo siano le storie a decidere per me. A un certo momento vogliono essere raccontate. Immagino si vada per accumulo: vivi situazioni, ti relazioni con altre persone, entri in contatto con realtà diverse. Tutto questo va a sedimentare da qualche parte dentro te, strato su strato, finché un giorno senti l’urgenza di liberartene. Che si tratti di esperienze piacevoli o meno, che riguardino te in prima persona o altri: se ti hanno toccato, ne è rimasta traccia. Scrivere permette di rielaborare come in una specie di psicodramma: rivivi qualcosa (anche sotto forma di metafora) per prenderne poi le distanze.


“Il tempo tagliato” narra la storia di Viola, una donna che ha vissuto tutta la vita all’ombra del proprio marito, famoso direttore d’orchestra, e che alla sua morte sente la necessità di trovare un tempo personale. Chi è, veramente, Viola?

Viola è una donna normale, una come tante. Tende a identificarsi nello stereotipo di moglie e madre perfetta e, per una somma di valori morali acquisiti fin da bambina, associa l’idea di amore a quella di sacrificio. Crede che, dedicandosi totalmente agli altri, la sua vita acquisti un senso. Allo stesso modo Viola rappresenta tutti, uomini e donne, quando vengono rapinati del loro ritmo di vita, del loro tempo libero, sia che questo succeda per cause esterne (lavoro, famiglia, ecc…), sia che si tratti di un’esigenza interiore. Spesso, poi, si dà agli altri quanto più amore possibile per essere certi di riceverne indietro almeno un po’. E allora forse non si tratta di amore puro, ma anche di timore. Paura di restare soli, di non essere apprezzati, di venire abbandonati. Anche in questo senso siamo tutti un po’ Viola, io credo.

Il tempo è il vero protagonista di  questo romanzo: è l’agente atmosferico che condiziona il viaggio di Viola, è l’ossessione umana e musicale di Federico, è il ritmo personale che la donna non riesce più a trovare dopo la morte del marito, come se il lutto avesse bloccato il suo orologio interiore. Cosa ti ha portato a scrivere un libro sul tempo?

Una riflessione sulla parola “tempo”, sulle sue tante accezioni. Ma soprattutto su quanto il concetto di tempo oggettivo influenzi le nostre vite. Si guarda l’orologio fin troppo spesso, ogni giorno, si corre e ci si affanna per far fronte a tutto nella speranza di quel piccolo premio finale: un cinema, il libro prima di dormire, un’uscita con gli amici. E magari, invece, finisci per crollare esausto sul divano. A lungo andare si rischia di entrare in un circolo vizioso: lavoro, casa, impegni vari. E niente tempo per se stessi. Una sofferenza.

Il tuo romanzo presuppone una profonda conoscenza e un grande amore per la musica e il mondo che la circonda. Vuoi parlarcene?

Le mie conoscenze tecniche sono in realtà molto scarse: so leggere la musica e trovare le note sui tasti del pianoforte, ma non so suonare. Ci sono cresciuta però, perché a casa mia se ne ascoltava tanta, e di molti generi diversi. All'inizio degli anni Ottanta ho frequentato l’ambiente musicale underground di Cuneo e dintorni: c’erano curiosità e fermento, fame di nuovo. La nostra era una città fin troppo tranquilla e la musica aiutava noi ragazzi a esprimere ciò che sentivamo, compresa la noia. Ho sempre avuto amici musicisti, anche adesso. E poi ho un figlio che suona diversi strumenti. La musica è come la Parola, evocativa, ed è forse il veicolo più veloce a portarmi dentro me stessa, o a proiettarmi altrove, in altri tempi e altri luoghi, sotto altri cieli.

Parliamo della “fuga” di Viola, un termine bivalente che sottintende, oltre al significato più ovvio, una forma musicale in tempi antichi chiamata “ricerca”.  Una metafora per comprendere meglio il viaggio della protagonista?

Sì. Per quanto io porti grande rispetto alle parole, amo anche giocarci. Così mi sono divertita con la doppia interpretazione di “fuga”, come hai giustamente rilevato: Viola che abbandona alla chetichella la festa di cui è ospite d’onore mentre stanno suonando Bach, il maestro delle fughe. Anticamente quella forma musicale era detta ricercare. Una fuga dunque nasceva a metà strada tra il genio del compositore e la conoscenza delle regole armoniche necessarie. Nella vita accade la stessa cosa, mi pare: spesso ci guardiamo dentro e cerchiamo risposte che arrivano solo quando il cuore e il cervello si sincronizzano. Quando siamo soli con noi stessi e decisi a dirci tutta la verità.

Vi sono pagine che descrivono con profonda consapevolezza la fatica di vivere di persone che hanno perso l’armonia interiore. Quanto ha influito la tua personale esperienza lavorativa?

Sicuramente il mio lavoro nel sociale si ripercuote anche sulla scrittura. Le persone con le quali entro in relazione hanno vissuti di grande dolore alle spalle: lutti, abbandoni, emarginazione, malattia, crollo della fiducia nel mondo e nella vita. Ascoltare le loro storie è sempre un’esperienza iniziatica, è ricevere codici di accesso a esperienze che io non ho fatto, e chiavi di lettura diverse  a sofferenze che io stessa ho sperimentato. Il dolore degli altri, quando lo raccogli, ti scotta le dita, ma è un dono di fiducia. Ti permette una conoscenza più vasta dell’Uomo, e di esercitare l’empatia.

Cosa c’è nei tuoi progetti futuri di autrice?
Ho iniziato la stesura di un nuovo romanzo, a cui tengo molto. Un’altra storia che mi chiede di essere raccontata.


Silvia Longo è un’autrice dalla scrittura elegante, fluida, pulita come raramente si ha occasione di trovare. Le sue pagine emozionano per la forza del contenuto espresso con uno stile impeccabile. Siamo davvero orgogliosi di aver presentato una scrittrice che promette di diventare un sicuro punto di riferimento nella narrativa italiana.
Grazie Silvia e un grandissimo “in bocca al lupo” per il tuo romanzo.


Grazie a voi, è stato un piacere!





Ringraziamo Silvia Longo e la casa editrice Longanesi per la gentile collaborazione e per il materiale fotografico messo a disposizione di Pinkafé.
Per cortesia della casa editrice, presentiamo ai nostri lettori un estratto dal libro “Il tempo tagliato” (Longanesi & C © 2012).


21 giugno, solstizio d’estate.

Balzo dal sonno sudata, a corto di fiato.
Incubi, forse. Oppure il caldo.
La notte e` trascorsa come niente fosse, senza lasciare postumi di frescura. Appena le otto, e la persiana diffonde luce a liste sottili, mobili di pulviscolo. Giugno radioso si insinua nella stanza gia` satura di gradi. Spietato. E nessuna concessione di vento.
L’estate e` scoppiata in anticipo, due settimane fa. Persistente, appiccicosa come un profumo sbagliato. Non riesco a lavarmela di dosso, faccio fatica a dormire. A compiere ogni piccolo movimento.
Torno a stendermi. Un fianco, poi l’altro, di schiena alla finestra. Chiudo gli occhi e mi ostino sulla scia di un sogno che ormai svanisce lasciando solo un’ansia indefinita.
Passano minuti insieme alla speranza di riaddormentarmi. Il cuore batte forte al centro, e il costato ne amplifica il suono. E ` un rumore di digiuni protratti. Di assenza.
Mi libero del lenzuolo, lo scalcio via con rabbia.
Distesa sulla pancia adesso, gambe e braccia allargate. La pancia. Il modo migliore per dormire, quando fa caldo, e trovare conforto. Pancia sotto, cosı`, e quanti aggettivi mi scivolano addosso, tutti quelli che potrebbero calzare, e invece no, non fanno presa, non hanno aderenza. Tutti tranne uno, che ho paura persino a pensarlo.
Sola.
Un fiotto di luce colpisce il letto proprio in mezzo, quasi una benedizione, un sacramento effuso sulla mia pochezza nuda e ferita. Intingo me stessa in questo guado fino a cogliere, con le dita e i pensieri, il ritmo giusto a portarmi. Calibro il volo, che sia breve e asciutto di sentimento. Con il corpo sara`lecito, magari, ma farsi godere il cuore e` un azzardo. E la mia pelle non e` piu` avvezza al sole. Mi mordo le labbra, controllo il respiro. Anche se non c’e` nessuno qui accanto, ne´ in casa.


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