mercoledì 25 luglio 2012

Il dibattito su "Histoire d'O" nel BDSM, una opinione

di Master8888


Il romanzo erotico "Histoire d'O" fu pubblicato nell'ormai lontano 1954, mentre il film che lo portò alla notorietà del grande pubblico (provocando come "effetto di ritorno" anche la diffusione del libro,
prima noto ad un pubblico molto piu' ristretto), quello con Corinne Cléry protagonista, é del 1975 (in Italia uscì nel 1976).

Potrà quindi a prima vista sembrare strano, curioso, che io senta il bisogno di occuparmene. Tra l'altro, la sigla BDSM si usa da una trentina di anni, per cui l'"Histoire d'O" é precedente sia come libro che come film.Ma ci sono due validi motivi per farlo.
Il primo é che il dibattito nel mondo BDSM (e anche non BDSM, per chi si interessa alla letteratura erotica in genere) non é mai cessato e anzi ha portato alla creazione di due "schieramenti" contrapposti, quello di chi ama "Histoire d'O" (con conseguente vitalità nel BDSM di molte simbologie tratte dal romanzo) e quello di chi lo detesta con tutte le proprie forze attribuendogli la colpa di essere origine di molti mali del BDSM.
Il secondo motivo di interesse é che successivamente a "Histoire d'O" non é mai apparso un testo erotico che tocchi tematiche proprie del BDSM capace di rivaleggiare con il predecessore in qualità e notorietà.
E sul termine "qualità" già qualcuno non sarà d'accordo.
Io non condivido nessuna delle due posizioni estreme sopra richiamate, penso che il racconto abbia un "involucro di fantasia" privo di qualunque attinenza con la realtà, ma anche un nucleo di contenuti validi e complessivamente é ben ideato e ben scritto (se non altro, non sarebbe sopravissuto così a lungo).
Non ha pesantezze ripetitive (come invece moltissimi racconti erotici), anzi é costellato da non poche efficaci invenzioni narrative, complessivamente era straordinariamente originale (ora non lo é piu'
solo perché é stato ampiamente copiato).
I critici ad oltranza di "Histoire d'O" sottolineano la sua totale irrealtà e quindi il pericolo che persone sprovvedute possano confondere fantasia e realtà combinando grossi guai. Un pericolo che indubbiamente esiste, ma a mio avviso non può essere utilizzato per criticare l'opera, visto che la sua "irrealtà" si muove esattamente entro schemi letterari noti ed usatissimi, per cui ritengo opportuno
evidenziarli.

Essenzialmente, i meccanismi letterari da chiarire sono:
1) il luogo della fantasia;
2)la potentissima società segreta (ed il complotto);
3) il sogno.
Cominciando dal primo, innumerevoli volte é stata fatta obiezione sull'assoluta irrealtà del Castello di Roissy. Ma se cancellassimo "il luogo della fantasia" quanta letteratura dovremmo mandare al macero? Dalla terra di mezzo nel "Signore degli anelli" di Tolkien, alla classica "isola che non c'é" di Peter Pan, all'isola di Montecristo (che esiste, ma per come viene letterariamente utilizzata) in Dumas, nella letteratura é tutto un fiorire di luoghi fantastici.
E Roissy, anche per la sua strana sorte di essere stata poi scelta per costruirvi uno dei piu' grandi aeroporti Hub del mondo, é a tutti gli effetti un luogo della fantasia.
Il secondo meccanismo narrativo che vorrei evidenziare é quello della "potentissima società segreta" (tra l'altro "ingrediente" indispensabile perché il Castello di Roissy possa essere ciò che é), un
elemento che di solito circola appaiato con il "complotto perfetto", tutte cose di cui Umberto Eco ci ha dato una magistrale lezione ne "Il cimitero di Praga".
Dai "Beati Paoli" a Templari e Massoneria visti non nella loro realtà storica, ma quale elementi puramente fantastici, la letteratura ne é piena.
Il terzo meccanismo é quello del sogno e qui c'é in "Histoire d'O" un'invenzione a mio avviso originale e ingiustamente sottovalutata e cioé il finale, anzi "il non finale", la paginetta in cui si dice vagamente qualcosa per chiudere la storia in realtà senza chiuderla, perché non é per nulla un vero finale.
In realtà é a tutti gli effetti una fine di sogno.
Tutti noi abbiamo avuto esperienze di sogni, spesso lunghi e complicati.
Ma il sogno finisce bruscamente con il risveglio e il risveglio non aspetta mai che si sia compiuto un vero finale. Il sogno é per sua natura "monco" e negli attimi in cui si transita dal sogno alla veglia
ci si da a volte uno sviluppo sommario della trama, un finale.
La paginetta conclusiva dell' "Histoire d'O" é questo, il finale sommario e insoddisfacente che diamo ad un sogno risvegliandoci.
E questo avrebbe già dovuto avvertire il lettore avveduto sulla natura onirica del racconto.

Quindi, evidenziati i tre suddetti meccanismi narrativi e la loro abitualità in moltissima letteratura, é inutile che tanti appartenenti al mondo BDSM continuino a ripetere il discorso dell'irrealtà del
Castello di Roissy, di una società segreta che evidentemente con larghi mezzi economici e vasta partecipazione di persone trasforma donne (volontarie) in perfette schiave e così via.
Questo é solo l'nvolucro narrativo, la confezione ed é perfettamente inutile discutere della "scatola", bisogna vedere piuttosto se quello che sta dentro alla "scatola" é valido oppure no.
E qui veniamo al punto, a ciò che veramente conta.
Dell'involucro abbiamo detto, ora per favore accantoniamolo.
I contenuti veri di "Histoire d'O"  sono molto, molto interessanti in un'ottica BDSM.
Innanzi tutto mancano la nevrosi ed il senso di colpa (se non nella famosa ultima paginetta, della cui essenza onirica abbiamo detto), ma senza ricorrere al ribaltamento dei valori di cui si serve De Sade,
ribaltamento che ha in se intrinsecamente l'ammissione che esiste una scala di valori accettata dalla maggioranza.
Nell' "Histoire d'O" non ci sono malattie mentali o nevrosi pregresse (come ad esempio in "Secretary"), nessuno va dallo psicologo o psichiatra, non si tira in ballo la morale o leggi divine o cose del genere. Certo, ci sono i sentimenti e le manifestazioni umane, amore, dolore, angoscia, dubbio, pianto, ma ognuno fa quello che deve fare secondo il suo ruolo nella storia.
Ad un certo momento un "esterno" si innamora di "O" e secondo lui "cerca di salvarla", offrendole un'altra vita.
"O" si arrabbia e chiede a Sir Stephen cosa aveva deciso di fare di lei quel giorno. Sir Stephen la frusta e quando arriva "l'innamorato" basta lo sguardo di "O" per metterlo in fuga, facendogli capire che "O"
non é una "vittima", ma una persona che ha fatto una scelta consapevole da cui non vuole uscire.
Il contraltare di questo brano é quando "O" viene marchiata a fuoco e una "consorella" nella "scuola di musica" ha un crollo emotivo per cui decide di mollare. Ebbene, pur dopo che si é compiuto quell'atto così traumatizzante, con estrema naturalezza viene detto a chi ha deciso di lasciare che sarà accompagnata a Parigi al piu' presto.
Due episodi che mettono in luce ciò che é piu' difficile da capire per chi é "esterno" al BDSM (ed anche per chi é "interno", ma non ha la vocazione o non ha fatto il giusto percorso), oltre alla mancanza di senso di colpa e di nevrosi o "malattie", la ovvietà dell'indispensabilità permanente del consenso, della scelta, anche quando accadono cose piuttosto crude.
Perché in "Histoire d'O" nulla é edulcorato (come in innumerevoli romanzetti BDSMsoft e nel diffuso similBDSM-soft), le frustate sono frustate, fanno male, lasciano segni che durano a lungo e provocano
pianti ed urla. Eppure(almeno nella mia percezione) non c'é violenza intesa come imposizione con la forza sulla volontà, é chiaro che "O" sceglie di affrontare le durissime prove a cui é sottoposta. E non vedo neanche volgarità, pur in cose (come la sodomizzazione e il vestiario studiato per sottolineare le nudità) che facilmente potrebbero scadervi.
Un dialogo contenuto proprio all'inizio del libro, mentre "O" viene preparata per essere fustigata per la prima volta a Roissy, l'ho sempre considerato un punto "di vertice" rispetto al BDSM. Uno degli "uomini di Roissy" chiede a René (l'amante di "O", per amore del quale "O" é a Rossy) se ha mai frustato e appeso la sua amante, ricevendo in risposta un no. L'altro si dichiara molto soddisfatto di questo, perché se l'avesse frustata solo qualche volta "ci avrebbe preso gusto", ma così non sarebbe andato bene, perché "vogliono sentirla urlare". Dialogo apparentemente brutale e poco comprensibile, se non si capisce che si intende dire che qui si va molto al di là del mero masochismo e dell'amore, si cerca un risultato "spirituale", una soddisfazione di "O" che deve essere nel puro dono di se stessa, senza neanche (appunto) il piacere masochistico.
E successivamente il concetto viene confermato quando un'altra "ospite" del Castello sentendo che "O" é stata portata dal suo amante le dice "sei fortunata, con te saranno molto piu' duri".
Qualche considerazione va fatta anche sulla notissima "cessione" di "O" dall'amante René (per amore del quale "O" va a Roissy) a Sir Stephen. Questa "cessione" a mio avviso é stata capita a sproposito
ingenerando in molti il sogno (sbagliato) che poter "cedere" ad altri la schiava sia uno dei vertici del BDSM (ed infatti qualcuno ha cercato di farlo, quasi sempre con esiti disastrosi).
A mio avviso non si tratta per nulla di una "cessione", quanto di un "complotto" (vedi sopra quanto ho scritto su società segrete e complotto). Fin dal primo momento é già deciso che "O" sarà irretita da
René per poi consegnarla a Sir Stephen, non c'é nessuna cessione, bensì un iter deciso e pianificato sin dall'inizio.
Ritengo che quello che si voleva evidenziare era piuttosto che l'amore nel BDSM é fallace, se non addirittura estraneo ed infatti l'amore di "O" per René si polverizza dopo che "O" é stata portata dal
percorso compiuto e dalla personalità di Sir Stephen ad un vero rapporto Padrone/schiava. René é solo un passaggio, una parentesi e l'amore per lui un fantasma che sembra importantissimo e invece si
dissolve come la nebbia al mattino.

Il messaggio é che nel BDSM conta la qualità del rapporto Padrone/schiava e questo se é vero e valido é qualcosa di piu' evoluto, piu' ricco, si pone ad uno stadio successivo, rispetto al semplice rapporto amoroso vanilla, anche quando questo prende la connotazione "per lui sono disposta a tutto".
Ma intendiamoci bene. Non é che per fare vero BDSM bisogna arrivare per forza ai livelli del romanzo, anzi é molto frequente che ci si fermi assai prima (anche se i "livelli superiori" sono quantomeno un vertice cui aspirare, divenendo così un incentivo a migliorare).
Piuttosto, "Histoire d'O" ammonisce utilmente che il BDSM non é un giochetto da affrontare con leggerezza e superficialità, ma qualcosa che non é per tutti e che va preso molto seriamente perché per farlo sul serio bisogna comunque intervenire sul corpo e sulla mente in modo rilevante e quindi la possibilità di fare danni é grande.
C'é al giorno d'oggi tanta gente che si improvvisa, che crede di fare BDSM perché gioca con le manette con il peluche e i flogger di fili di gomma, poi un giorno all'improvviso decide di fare di piu' (senza averne capacità ed esperienza, peggio senza rendersi conto delle possibili conseguenze di un atto) e qualcuno si fa male di brutto. Per capirci, é un pò come i ragazzini che giocano con i petardi oppure con l'alcool e i fiammiferi e poi finiscono all'ospedale.
Per questo in un'ottica BDSM trovo "Histoire d'O" preferibile ai romanzetti edulcorati, che hanno illuso e illudono masse di persone che il BDSM é tutto facile, leggero, innocuo.
Un altro aspetto di "Histoire d'O" che voglio evidenziare é quello dell'impatto sull'immaginario BDSM che ha permanentemente.
Ad esempio, "anelli di O" (anelli per dita, intendo) sono prodotti pur di nicchia ma sempre offerti da molti laboratori artigianali sensibili ad una certa clientela, segno che la domanda esiste.
E mentre un tempo sarebbe stato assolutamente impensabile, oggi non sono poi tanto rare le donne che sotto gli abiti nascondono piercing in parti molto intime, un genere che il romanzo profetizzò in anni in cui sarebbe stato realmente fuori dal mondo.
Ma la cosa che mi colpì di piu' fu scoprire che in Germania esiste un laboratorio non tanto piccolo che riproduce i famosi abiti che ostentano scoperte le parti "critiche" del corpo femminile indossati dalle "allieve schiave" nel Castello di Roissy.
Apro una parentesi. Nel 2008 visitai a Monaco di Baviera il "Boundcon". Un enorme ex stabilimento BMW é stato restaurato perfettamente e trasformato in spazio per varie manifestazioni ed esposizioni. Qui ogni anno per due o tre giorni si sviluppa il citato "Boundcon", una sorta di grandissima fiera campionaria di tutto ciò che riguarda il BDSM, intervallata da continue "performance" di bondage.
In questo contesto mi colpì la dimensione e l'assortimento di vestiti che offriva lo stand dei produttori di "vestiti del Castello di Roissy" e dato che difficimente si crea una apprezzabile offerta se non c'é
domanda, devo supporre che almeno nel centro e nord Europa questa domanda (chiaro, di nicchia, ma di una nicchia poi non tanto piccola) c'é.
Cercando di trarre qualche conclusione alla fine di questo lungo discorso (che non pretende assolutamente di essere esaustivo, piuttosto ho voluto illuminare alcuni aspetti, concetti, punti, di interesse e di guardarli da un'ottica non consueta), il mio giudizio soggettivo su "Hstoire d'O" é positivo, vale la pena di avere sugli scaffali di casa il libro ed il DVD del film (magari nella versione piu' completa, reintegrata rispetto agli spietati "tagli" della censura anni '70) e di rileggerlo e riguardarlo. Non so di quanti romanzi erotici potrei dire altrettanto a quasi sessant'anni dalla prima pubblicazione.

5 commenti:

Pinkafé ha detto...

Ho già accennato al mio pensiero riguardo a questo romanzo e adesso ne approfitto. Ovviamente la premessa che io sono totalmente estranea al mondo BDSM è d'obbligo, non per pruderie ma solo perchè ritengo che sia doveroso considerare il mio commento nell'ottica di una persona che nulla conosce di questo universo.
Trovo interessante la teoria del complotto riguardo alla cessione di O,perchè darebbe forse un senso a Renè, che ai miei occhi è davvero un personaggio inutile e che poco aggiunge di interessante alla storia. Concordo anche sull'elemento fondamentale della consensualità, che O incarna in maniera lampante e che rasenta quasi una purezza sconcertante. Lei e il suo consenso sono le uniche cose che salvo di un romanzo che per il resto ho trovato davvero molto freddo e a tratti incomprensibile. Sir Stephen per me è un Padrone assente e inutile, freddo e sbiadito. Ma non è lui che dovrebbe seguire l'educazione di O? E' invece un personaggio molto distante e distaccato, privo di qualsiasi carisma nel bene o nel male. Come scrivevo in un commento al post precedente non mi aspettavo l'amore eterno, ma sicuramente un qualsiasi tipo di legame o di emozione fra i due che potesse contraddistinguere il loro rapporto. Non ho trovato nulla di tutto questo....
Ovviamente il mio commento non toglie nulla alle tue considerazioni, sempre molto interessanti da leggere.
A presto,
Astasia

Master8888 ha detto...

Quando si cerca di capire una cultura diversa non basta conoscerne il linguaggio verbale, ci sono gesti, sguardi, modi di muoversi e comportarsi che nell'ottica di una cultura hanno un significato (o non ne hanno affatto) e in un'altra invece ne assumono uno totalmente diverso.
Ad esempio, mi spiegava una volta una persona che conosce bene il cinese l'estrema difficoltà di una trattativa in quella lingua perché le stesse parole dette con un tono diverso cambiano significato.
Forse é per questo che nello stesso libro si possono percepire o no delle cose.
Potrebbe aiutare forse un poco (poco, non si può pretendere di piu') il film; mentre di solito i film tratti da un libro sono molto fuorvianti, in questo caso non lo sarebbe stato, se non fosse per l'assurdo, folle, finale che lo vanifica (bisognerebbe tagliare inesorabilmente il finale e sostituirlo con una voce narrante che legge quello del libro).

Wumen ha detto...

un commento che rincuora, come una stella nel cielo tetro
il dolore usato come strumento per la crescita spirituale.
Cristo non fece la stessa cosa?
San Sebastiano?
nella meditazione?

Temevo non vi fosse nessuno in gradi sentire (e quindi POI capire) questo meraviglioso libro.

E non ha nulla a che fare con i giochi. Non si insegue il piacere o il dolore, ma il superamento di questi "giochi", come nella meditazione. La liberazione.

Una delle cose che non quadra, la più fantasiosa per me, è che esistano persone in grado di far "liberare" altri. Il percorso in cui la propria illuminazione passa attraverso l'operato illuminato (questa è la fantascienza!) non esiste per definizione. Se non ancora siano tutti ancora una metafora del tipo "ogni persona che incontri è illuminata e ti sta dando esattamente ciò di cui hai bisogno"
ciao


Sasha alessandra ha detto...

Quando vidi il film, ne rimasi affascinata e sconcertata. È rimasto uno di quelli che non ti lasciano come ti trovano. Oggi a distanza di moltissimi anni ne leggo il libro e l'effetto è stranissimo proprio per quella dimensione di volontaria accettazione di una sofferenza inflitta da altri, apparentemente almeno, serena. Dolorosa, ma serena. Assurda, devastante. Un modo per distaccarsi dall'io, una sorta quasi di filosofia. Del resto molte culture vogliono lo spirito distaccato dal corpo. Quanto al complotto direi che non vi sono dubbi che Rene' sia un tramite e basta. Non è abbastanza forte per essere il padrone, non ha cuore per soffrire, dell'amore non sa nulla. Ma del resto la stessa O deve condurre Jackline a Roissy, serve un tramite "morbido" per transitare al di là. La volontà però allora dov'è? È una volontà consapevole? Non è dato sapere e ognuno può dare il significato che crede... questa è la forza del libro. Che anche per persone "normali" , come dice Moravia, è spunto di riflessioni infinite su sé, sulla morale, sulla volontà, sull'amore, sul dolore.

Sasha alessandra ha detto...

Quando vidi il film, ne rimasi affascinata e sconcertata. È rimasto uno di quelli che non ti lasciano come ti trovano. Oggi a distanza di moltissimi anni ne leggo il libro e l'effetto è stranissimo proprio per quella dimensione di volontaria accettazione di una sofferenza inflitta da altri, apparentemente almeno, serena. Dolorosa, ma serena. Assurda, devastante. Un modo per distaccarsi dall'io, una sorta quasi di filosofia. Del resto molte culture vogliono lo spirito distaccato dal corpo. Quanto al complotto direi che non vi sono dubbi che Rene' sia un tramite e basta. Non è abbastanza forte per essere il padrone, non ha cuore per soffrire, dell'amore non sa nulla. Ma del resto la stessa O deve condurre Jackline a Roissy, serve un tramite "morbido" per transitare al di là. La volontà però allora dov'è? È una volontà consapevole? Non è dato sapere e ognuno può dare il significato che crede... questa è la forza del libro. Che anche per persone "normali" , come dice Moravia, è spunto di riflessioni infinite su sé, sulla morale, sulla volontà, sull'amore, sul dolore.

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